Scrivere è un mestiere pericoloso, un cosy crime di Alice Basso
Ci sono scrittori di cui ti innamori a prima vista, in senso letterario, intendo, e Alice Basso è fra questi. Poiché voglio ritornare con più di una recensione, scelgo, partendo dal suo secondo romanzo della serie dedicata a Vani Sarca “Scrivere è un mestiere pericoloso“.
Uscito anche nella versione audiolibro, il romanzo è particolarmente esilarante, intelligente, colto, anche se ammantato da una serie di divertissement che ti fanno andare in brodo di giuggiole.

Lo scenario del romanzo
Torino, la collina e la piemontesità, completamente differente dallo stile di vita milanese che lei richiama, sempre dediti al lavoro. Citando Giorgio Scerbanenco osserva, con ironia:
<<I milanesi ammazzano al sabato>>
perché negli altri giorni devono lavorare.
“I Torinesi non so, noi possiamo trovare il tempo per un omicidio anche nei giorni feriali perché ceniamo presto e non facciamo l’aperitivo”.
Mi sono sempre chiesto perché solo i milanesi fanno la figura degli stakanovisti?
Bella anche la sua descrizione del peso della carta:
<<Un foglio bianco pesa pochissimo, ma quando è scritto pesa eccome, a seconda di quanto riporta e di chi ne è l’autore>>.
Scrivere è un mestiere pericoloso: la protagonista
Il personaggio principale, Vani Sarca, di professione fa la ghostwriter(sottopagata).
In sostanza, scrive libri per gli altri, di qualsiasi genere.
Vani Sarca è un soggetto che si veste in modo terribile, asociale, sarcastico e pungente, particolarmente colto, divertente, un po’ scurrile e duro, ma quella è una corazza di cui lei si è rivestita, mentre è persino tenera se si tratta di due ragazzine sue fan, Laura e Morgana che sgrida, ma poi si scioglie come un ghiacciolo e diventa particolarmente protettiva.
Dovendo arrivare ad uno stipendio decente, i suoi datori di lavoro sono due: Enrico Fuschi, della casa editrice “Edizioni l’Erica” e il commissario di polizia, Romeo Berganza per il quale svolge l’incarico di profiler e che la spinge persino a fare un corso di arti marziali.
La trama:
Berganza le affida un interrogatorio di due persone sospettate per lo stesso reato. Dovrà individuare il vero colpevole. Basta solo un gesto oppure una parola, semplicemente un’espressione del viso per Vani per creare l’esatto profilo, l’identikit del soggetto, capire una persona e dedurne il suo modo di pensare.
Per il suo secondo lavoro, stavolta, deve scrivere un libro di ricette fornite dalla Signora Irma Envrim, anziana cuoca della nota famiglia di stilisti Giay Marin. Mentre si incontra con la signora Irma, la donna le rivela di aver assassinato il suo datore di lavoro, Adriano Giay Marin.
Ovviamente, deve informarne il suo adorabile commissario Berganza e, soprattutto, scoprire la dinamica dei fatti e le tante verità in una Torino d’antan che è unica nel suo genere.
Vani Sarca quando scrive è un po’ come l’intelligenza artificiale, si immedesima nel suo ruolo e immagina come avrebbe potuto scrivere il personaggio che le ha commissionato il lavoro.
Nell’indagine anche culinaria, Vani avrà bisogno del suo commissario che in fatto di gialli se ne intende perché ha letto tutti quelli che si sono appassionati di cucina: Simenon, Vàzquez Montalban, Rex Stout e i loro protagonisti amanti del buon cibo.
Fra una ricetta e l’altra e qualche ritorno amoroso del passato Vani arriverà alla conclusione del giallo e vi regalerà tante emozioni, suspence e divertimento, scoprendo che, appunto, “scrivere è un mestiere pericoloso”.
Buona lettura!
Tommaso Lo Russo




