Blu di Prussia e rosso porpora – una recensione di Massimo Tallone
Giovanni Ferrero entra di prepotenza, con Blu di Prussia e rosso porpora (Salani), nel cuore del genere noir, potenziandolo però di tensioni ellittiche, che da un lato catturano le sfumature del sentimento amoroso e artistico, mentre dall’altro spingono verso oscurità apocalittiche.
Al centro della vicenda c’è Roma, c’è il Vaticano, con le sue nebbie e i suoi giochi di potere.
La capitale diventa personaggio, poiché l’artista Ernest Hamilton, giunto nell’Urbe dal suo luminoso paradiso, in Sudafrica, trova in Chiara, delicata restauratrice d’arte, una guida d’eccezione.
Fra Chiara e Hamilton scocca un ardore forse fin troppo rapido, ma ecco che subito la trama si accende. C’è di mezzo il Vaticano e la ormai sicura elezione di un papa scomodo, un papa nero, un papa pronto a sconvolgere la tradizione. Chiara e Hamilton, loro malgrado, si trovano al centro di un conflitto occulto ed estremo, nel momento in cui scompare la tela su cui la giovane sta lavorando.
E non si tratta di una tela qualsiasi, perché l’opera mostra un cupo paesaggio in cui la basilica di San Pietro, squarciata, è prossima a cadere, con una chiara allusione alla caduta di Santa Romana Chiesa.
La ‘dolce vita’ di Chiara e Hamilton, puntellata di scorci romani, di conversazioni sull’arte, di riflessioni sul colore e sulla luce, sotto le sferze delicate del ponentino, prende una direzione drammatica, le cose precipitano, e tutto converge drammaticamente verso il candidato al soglio pontificio e all’evento che potrebbe spostare in modo drammatico gli equilibri della cristianità.
I fervori, i dubbi, le attese della storia d’amore di Chiara ed Hamilton si intrecciano così a segnali scivolosi, oscuri, indefinibili, in uno sfondo di sette misteriose, di cupi scenari catacombali, con l’immancabile giro di soldi e di potere. Fino all’epilogo, in dissolvenza.
Giovanni Ferrero, il noto imprenditore italiano, si cimenta con il noir e se da un lato gli dà tinte thriller, dall’altro diluisce la tensione con affettuose e accurate descrizioni delle bellezze di Roma, con dotte riflessioni sui colori e sull’arte, con un vasto campionario di esperienze sensoriali fra bar e locali capitolini, fra vini e liquori che sgocciolano di pagina in pagina.
Massimo Tallone




