“L’angelo di sangue”: il nuovo romanzo di Valeria Bianchi Mian tra indagine e oscurità
Torniamo nuovamente sull’autrice Valeria Bianchi Mian di cui è recentemente uscito il noir, edito da “Capricorno”, “L’angelo di sangue“.

Introduzione:
Un romanzo di 249 pagine, intenso, che è al tempo stesso, culturale, didascalico e formativo. Denso di emozioni e messaggi sui cui riflettere. Quasi come se il libro non fosse solo un noir ma l’occasione e spunto per riflettere su molti aspetti: l’inquietudine, la trascendenza, il bisogno di crescere e trovare un senso e un consenso interiore alla propria esistenza.
Per esempio, partendo dallo scrittore Hermann Hesse, autore de “Il viaggio” e citando uno dei personaggi, “Siddaharta”, l’autrice fornisce riflessioni su quello che rappresenta un percorso nel corpo e nella mente così come nel tempo e nello spazio.
Un romanzo piacevole ma difficile da leggere, da scorrere attentamente tornando indietro ogni tanto per capire meglio qualche passaggio.
La Bianchi Mian è insegnante di alto profilo, ma se la segui apprendi e rimani sgomento nel leggere di sette, di violenze e di sub umani che sono “larve” ma con la possibilità di evolversi attraverso tirocini forzati.
Vi trovi anche storie di violenza che hanno oppresso anche chi ora manipola perché il male è pervasivo.
E poi c’è l’affascinante universo dell’angelo Metatron con le sue declinazioni e interpretazioni, nonché il cubo, “casa Metatron”, che sarebbe da evitare come tutto ciò che riconduce alle sette.
Il cubo di Metatron
<<È un simbolo della geometria sacra composto da tredici sfere. È considerato una mappa rappresentativa della creazione dell’universo>>.
Lo stile dell’autrice non è quello di mettere ordine al caos ma di alimentarlo. Starà a voi lettori attenti farlo, avvalendovi dei tanti spunti che l’autrice, psicologa junghiana, vi fornirà.
Lo scenario del romanzo
La Sacra di San Michele, il Monte dei Cappuccini, Piazza Vittorio, la Mole Antonelliana che è anche museo del cinema, i laghi di Avigliana e Susa con la sua valle e il monte Musiné.
Il titolo del romanzo
“L’angelo di sangue” è un ossimoro e paradosso: sangue e spiritualità sono termini antitetici. Non possono coesistere.
La trama del romanzo
Non solo esoterismo, sette e angeli ma anche ossessioni, fragilità umane e violenze sui minori. Il macabro rinvenimento di un cadavere viene scoperto da una famiglia di escursionisti nel bosco.
Si tratta di una morte strana: il giovane è morto a causa di sostanze iniettate in vena quando lui non era dedito a tale modalità.
Il ritrovamento è collegato alle frequentazioni in una “setta”, oppure, come altri preferiscono definirla, “congregazione angelica”, ma il risultato è che, in quel luogo viene praticata vessazione e manipolazione psicologica dei partecipanti.
<< Tutti angeli i tuoi amici? In Pratica sí. Frequento un gruppo di meditazione e di crescita personale, nulla di più>>.
Psicoterapeuta non è solo l’autrice ma anche il personaggio, Daniel Viola, che nel romanzo è in contatto con alcuni personaggi manipolati da Metratron.
In un crescendo di situazioni allucinanti il romanzo si avvia alla fine.
Incontro con l’autrice
L’autrice sarà presente il 10 ottobre a Palazzo Cucca Mistrot di Villarbasse, ospite di Rosa in Giallo e Noir.
Buona e intensa lettura.
Tommaso Lo Russo




