Recensioni di libri

Il fantasma di piazza Statuto, dalla penna di Massimo Tallone

La collana “Piemonte in Noir” delle edizioni del Capricorno ha proposto, due anni fa, il romanzo “Il fantasma di piazza Statuto” di Massimo Tallone, che avevo nel mirino da tempo e che ho appena finito di leggere. Era già uscito con le Edizioni E/O, nel 2011, ed è stato riedito con successo, allegato al quotidiano La Stampa. 

Massimo Tallone è scrittore poliedrico e allo stesso tempo unico, capace di riunire più generi letterari della narrativa poliziesca, intrecciando il giallo d’azione americano e quello inglese, più intellettuale e deduttivo. 

Si dice che chi legge vive tante vite quanti sono i libri che legge. Per dirla con Mark Twain, il lettore vuole vivere altre vite, vuole essere altrove. 

Forse anche per gli scrittori è lo stesso: vogliono vivere altre vite, altre esperienze e lo fanno attraverso i loro libri. Massimo Tallone, infatti, è come se avesse davvero più vite, eppure è sempre lui.

Per esempio, tra la saga di Lola e i romanzi più recenti, c’è un abisso, un mare di differenze. Come se si fosse in presenza di un altro scrittore con una nuova vita. 

Il fantasma di piazza Statuto“, che precede questi e quella, è un romanzo vorticoso, che scorre veloce nell’esperienza della voce narrante, Annetta, una donna anziana, ex portinaia di un signorile palazzo di piazza Statuto, a Torino.  

Il romanzo può essere considerato come linea di demarcazione e passaggio verso uno stile più complesso e ricercato. Rappresenta l’inizio del passaggio di un nuovo Tallone verso romanzi che sembrano nati per essere non soltanto letti, ma direi studiati, in quanto l’autore dispensa nuovi saperi, nuove sensazioni, neologismi, afrori e colori inediti. 

Cover Il fantasma di piazza Statuto
La copertina del libro

Lo scenario. 

Il luogo emblematico è Torino, la città esoterica per eccellenza, in piazza Statuto, dove si dice ci sia la porta dell’inferno. 

La trama. 

L’Io narrante è Annetta, una tenera e amabile signora d’altri tempi che ci guida nel dipanarsi del romanzo. Si tratta di una petulante ultrasettantenne un po’ svampita e goffa che si improvvisa, per necessità, detective. 

Il problema di Annetta è che soffre d’insonnia e da un po’ di tempo, tutte le notti, le capita di ascoltare, dal suo letto, inquietanti rumori provenienti dalla mansarda dei vicini, che era appartenuta allo scomparso pittore Ettore Doro, di cui l’anziana signora è stata domestica e portinaia. 

Dice Annetta:

«Mi sono lasciata scappare questo grido. E adesso che cosa faccio? Mi hanno di sicuro sentito. Ora sanno che c’è qualcuno dall’altra parte della parete». 

Nella casa dell’artista, genio incompreso e viveur riservato, in stile torinese che non ama apparire, vivono la sorella Maria, impegnata a catalogare le opere del fratello, e il nipote Corrado, taciturno nerd che consuma la vita davanti allo schermo del computer.  

Tra sedute spiritiche ed ectoplasmi che si avvertono suscitando sgomento fra i partecipanti, fruscii e rumori inquietanti come se ci fossero i fantasmi, il romanzo scorre incalzante, si apre a inquietudini e tormenti, per la impaurita Annetta.  

La vecchia signora sa che non può farcela da sola a dipanare la matassa dell’orrore e quindi assume un detective sui generis, Angelo Piola, un antiquario che si occupa di occultismo. E lei, Annetta, ha proprio bisogno del secondo mestiere del detective. 

Lei è certa che quei rumori strani siano addebitabili al fantasma dello scomparso Ettore Doro.  Dialogare con la vecchietta che ha il cervello simmetrico è estenuante e il primo incontro fra i due non va bene. 

«Deve essere il destino. Come quello di perdere il filo. Come adesso. Che stavo dicendo? Ah già ho chiesto al signor Piola come fa a comandare i fantasmi. Ma lui, muto». 

Riporta l’esasperato detective. 

«Signora Annetta, vorrei dirle subito che io ho poco tempo. Se è davvero importante quello che deve dirmi, va bene. Altrimenti…»

Alla fine troveranno un accordo, quando, oltre ai rumori misteriosi, complice una scala di legno che a volte scricchiola e altre no, sulla casa si abbatte la morte tragica del ragazzo. 

Annetta e Piola lavorano su due piani diversi per tentare di sciogliere l’enigma e chiarire se quella morte sia dovuta a un incidente oppure ad un omicidio. La storia arriva a conclusione con una sorta di amarezza inaspettata. 

Ma il lettore avrà goduto di un noir gradevolissimo, divertente, una radiografia di certa torinesità intellettuale, ma anche rivelatore di sfaccettature inconsuete dell’animo umano.

Buona lettura. 

Tommaso Lo Russo

Redazione Sfumaturedigiallo.it

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