Recensioni di libri

Il diavolo ai giardini Cavour di Massimo Tallone

È un noir psicologico ed esoterico, uscito nel 2013 per le edizioni E/O e ristampato da Golem in queste settimane. Leggendo quest’opera viene da dire che Tallone possiede una vena inesauribile.

Dire che Il diavolo ai giardini Cavour si legge tutto d’un fiato sarebbe riduttivo. Se vuoi capire come è concepita l’architettura del libro ti devi impegnare a catturare accenni e allusioni in frasi e periodi, che sfuggono volutamente al primo approccio.

Almeno a me che, non sono dotato del pensiero laterale, è successo così. Con maestria, l’autore ti guida attraverso il labirinto del romanzo alla scoperta del risultato finale. Ma quando sembra sia arrivata l’ultima tappa, il romanzo riprende il suo percorso sinuoso e poi, incredibilmente, riparte di nuovo, per arrivare a una conclusione che lascia nuovi interrogativi e che piacevolmente sorprende.

Il libro è divertente e ingegnoso e a al tempo stesso istruttivo. Il linguaggio di Tallone è in continua evoluzione e l’autore adotta parole e modi di dire che allargano via via l’uso della lingua, le sue sfumature, e porta il lettore a far diventare proprio un bagaglio culturale inconsueto o nuovo.

Massimo Tallone in alcuni tratti del suo romanzo si diverte con ossimori e con usi non prevedibili delle parole.

Solo lui poteva arrivare a scrivere ‘sole euclideo’.

“Sotto il sole euclideo e appuntito di questo pomeriggio di vento, il portale del manicomio di Collegno ha un aspetto gessoso. Monumentale, certo, ma anche un po’ meccanico, forse, a causa delle colonne formate da corto cilindri sovrapposti”.

Lo scenario

Torino, città della magia bianca e dell’esoterismo, è il mondo parallelo, anche sotterraneo dove si svolge il romanzo.

La trama

Il Gufo, qui, non è l’animale, ma è un acronimo, sintesi del nome del titolare dell’agenzia immobiliare, in piazza Cavour, a Torino.

Un giorno vi entra un signore d’antan, azzimato, in cerca di case, fabbriche abbandonate, intrise di sangue. Dal momento dell’accettazione dell’incarico cominciano ad accadere strani episodi.

I suoi collaboratori vorrebbero che il Gufo rinunciasse all’incarico, ma non riescono a dissuaderlo, fino alla terribile notte in cui tutti e tre sono costretti ad assistere a un rito satanico fatto di orrore e ironica comicità.

Non conviene dire di più, per non togliere al lettore il piacere della scoperta.

Tommaso Lo Russo

Redazione Sfumaturedigiallo.it

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