All’una e trenta, un giallo classico di Isabel Ostrander
Un giallo che si legge veloce e rilascia molte sorprese, tanti finti indizi e un finale imprevedibile che viene preannunciato verso le ultime pagine per poi essere ritirato e ripresentato. Una sorta di gioco a nascondino di un tempo.

Lo scenario
La New York dell’alta borghesia di cento anni fa e la scienza delle interazioni umane prima che divenisse una materia di studio a tutti gli effetti e che la Ostrander anticipa di cento anni e applica egregiamente ad uno dei pochi detective ciechi della storia gialla. Un capolavoro anche di tenerezza.
La trama
Damon Gaunt è un detective non vedente dalla nascita, ma particolarmente apprezzato per le sue capacità investigative.
È stimato per la sua arguzia e le capacità di risolvere anche i casi più intricati come se, al posto degli occhi, avesse un radar che scandaglia il territorio e i luoghi che frequenta.
Eppure:
<<Nessun uomo amava la vita – il suo pulsare, il suo vibrare – più di Damon Gaunt, né desiderava sperimentarla appieno quanto lui. Eppure mai si era permesso di rimpiangere la vista, che gli era stata negata sin dalla nascita, se non nella sua attività: risolvere >>.
L’accadimento dei fatti
È il 1915 e il detective Gaunt è chiamato ad investigare sull’omicidio di Garret Appleton, un ricco e spregevole uomo d’affari. Appleton è un individuo dispotico e aggressivo, in conflitto con la famiglia e con il mondo.
Viene rinvenuto ammazzato sulla poltrona del suo studio con una pallottola nel cuore.
Il fratello della vittima, su suggerimento della madre, si reca dal detective Gaunt per affidargli le indagini. Tutti sono convinti che Garret Appleton sia stato ucciso in seguito a un furto finito male. Gli Appleton non si fidano molto delle indagini ufficiali condotte dall’ispettore Hanrahan e soprattutto vogliono evitare che ritornino a galla vecchie brutte questioni scabrose. In particolare desiderano che Gaunt vada più a fondo e risolva tutto in fretta. Una soluzione rapida che li tolga da sotto i riflettori del gossip e dalle dicerie, anche vere!
Le indagini
Determinato a risolvere il delitto, il detective Gaunt si affiderà al suo sesto senso e alla sua capacità di vedere e scandagliare cose che altri, seppur con il dono della vista, guardano ma non vedono.
Guardare e vedere, di primo acchito guardare e vedere sembrano sinonimi, ma non è così. Solo il vedere ci dà un quadro completo e non superficiale delle cose, una visione d’insieme. Nel secondo verbo c’è l’attività di osservare e scrutare.
Damond Gaunt vede con gli occhi della mente e questo lo rende un grande detective, anche se menomato dalla vista, ma tutti gli altri sensi sono in lui particolarmente sviluppati.
Segreti e mezze verità sono le caratteristiche di tutti i personaggi del romanzo. Nessuno escluso. Tutti hanno qualcosa da nascondere e cercano di depistare il detective che, a un certo punto, si farà volontariamente abbindolare.
Il cambio di genere
Il romanzo comincia in un modo e finisce in un altro e, francamente, non sappiamo quale sia quello che ci convince di più. Probabilmente entrambi!
La vita è così, non c’è una linea di demarcazione netta fra il nero e il bianco; l’inflessibilità e la duttilità, la realtà e la finzione, l’amore e la tenerezza. Una scrittrice poliedrica ed è questo che ci è particolarmente piaciuto. Forse è per questo che non riteniamo alcune pagine sdolcinate, ma semplicemente tenere.
Non stupisce che Isabel Ostrander sia considerata una vera maestra del giallo che ha ispirato anche Agatha Christie. Un classico assolutamente da leggere!
A le Edizioni Le Assassine la lodevole opera di portare in Italia classici della narrativa poliziesca, risalenti a quando la detective fiction muoveva i suoi primi passi.
Tommaso Lo Russo




