Torino, lungodora Napoli – Di Bruno Gambarotta

La storia del giallo, del noir e del mistero, molto spesso, non ci sarebbe se non ci fosse un fiume ad ispirare l’autore.

Come Parigi con la Senna, New York con l’Hudson, Londra con il Tamigi, Torino non è da meno con il Po e fornisce l’ispirazione che, sovente, è tratta dalla cronaca e dalla realtà.

Se c’è di mezzo il fiume, il sottile confine fra l’immaginario ed il reale diventa ancora più labile.

Misteri di periferia

Ad ispirare Bruno Gambarotta, stavolta, non è il Po, ma un suo affluente, la Dora e il suo quartiere Lungodora Napoli che risuona misterioso e denso di incognite come tutte le periferie vere o presunte tali.

Un giallo ambientato a Torino, nella malavita degli anni Novanta, tra clan rivali, donne gelose, poliziotti stanchi, talvolta avviliti, ma tenaci.

Un omicidio all’ospedale delle Molinette scatena una serie di delitti, nati per caso, senza una ragione e un perché che sconvolgono la vita cittadina, una faida sanguinaria e violenta che turba e inquieta Torino.

Una torbida storia che parte da un versante della città e si dipana in un altro, dove tutto è più misterioso.

Quello che si dice a Torino

Lo scrittore ci rivela una Torino sconosciuta e inesplorata  un pò border line, che inquieta.

Ci sono tante dicerie, per esempio, a Torino dicono che se le bande di delinquenti devono proprio farsi la guerra, almeno vadano a farsela a casa loro.

Sempre a  Torino si dice che qui ormai è come essere a Chicago e negli anni novanta questa impressione era molto più accentuata.

Tuttavia, c’è qualche dubbio che queste convinzioni siano localizzate solo nella capitale subalpina, forse è un modo più generalizzato della massa di sentire il pericolo e la criminalità.

La copertina del libro “Torino, lungodora Napoli” di Bruno Gambarotta

Gambarotta e le parodie

Del resto considerazioni di questo genere c’erano anche ai tempi di Al Capone e riguardavano la mafia e storie simili di rapimenti, stupri e cadaveri. Gambarotta non dà il meglio di sé nello stile del racconto giallo e del noir, ma in quello delle parodie e in quest’altro versante è insuperabile.

Tommaso Lo Russo

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