Last food – Il film di Daniele Cini tratto da un romanzo di Bruno Gambarotta
Un aereo precipita in Tibet e dalla sciagura sopravvivono solo due passeggeri: Grumand, un italo-francese, titolare di una ditta di catering e un cuoco giapponese di nome Takano. Dispersi in una terra sconosciuta e desolata, in attesa dei soccorsi, sono obbligati a convivere e a confrontarsi con la nuova realtà e a lottare con la fame che li porterà a situazioni estreme.
La location dove si svolgono le riprese del film è il Gran Sasso d’ Italia che più richiama, come morfologia, il Tibet.

La prima parte di questo film del 2004, regia di Daniele Cini, è senz’altro la migliore, vede il confronto fra i due sopravvissuti del disastro aereo, il raffinato cordon bleu Hal Yamanouchi e Gigio Alberti scettico produttore di cibo in scatola.
Quando si discute se è meglio marciare o accamparsi, prevale la filosofia del giapponese: ‘Cerca se vuoi essere cercato’; ma in breve la fame sovrasta ogni altro problema e quello dei due rimasto in vita si mangia il cadavere dell’altro.
Perseguitato dalla voce del defunto, il cannibale cerca di smaltire il rimorso in una clinica che ospita divoratori compulsivi e anoressici.
Nel cast, oltre ai protagonisti Alberti e Yamanouchi, anche Bruno Gambarotta, autore del romanzo dal quale è tratto il film, qui nei panni del dottor Panzeri.
Tommaso Lo Russo




