“L’enigma del Palazzo”, il nuovo thriller di Gian Maria Aliberti Gerbotto
L’enigma del Palazzo è appena stato presentato a Saluzzo, al Circolo Interno 2, giovedì 22 novembre e lo sarà a Cuneo il 2 dicembre.
Il romanzo è dedicato al brillante Andrea Murchio, recentemente scomparso.

Lo scorso anno alla presentazione di un precedente libro, avevamo concordato una sua partecipazione al Salotto Letterario Rosa in Giallo e Noir che, ovviamente, non si è potuta concretizzare. Purtroppo, soprattutto per la prematura scomparsa dell’attore.
Alla presentazione de “L’enigma del Palazzo“, con una sala gremita, c’erano il vescovo Cristiano Bodo e il redivivo Giovanni Quaglia.
Seguendo la scia delle precedenti esperienze letterarie, stavolta il morto era Giovanni Quaglia, amato presidente della provincia di Cuneo. Già presidente di Fondazione CRT e di numerosi altri incarichi e di una società (SGR) che gestisce fondi di patrimonio immobiliari ed etici.

Lo scenario del romanzo
Torino, nei dintorni dei Murazzi, Saluzzo in particolare, Cuneo e tanti luoghi citati dalla reclame di Gian Maria Aliberti Gerbotto a cui si aggiunge il recente nome di fantasia di Casteldelfino, quasi a farne un titolo nobiliare.
La trama del romanzo de “L’enigma del Palazzo“
Sulle rive del Po viene rinvenuto il cadavere di Giovanni Quaglia. La presenza dell’importante personaggio suscita subito clamore e sconcerto, anche perché, quello stesso giorno, il multi presidente avrebbe dovuto essere a Saluzzo per rogare un atto di acquisto di un immobile del demanio da restaurare e donare alla città saluzzese.
La finzione del romanzo
Giovanni Quaglia, nel romanzo, diventa presidente di una Onlus che dovrebbe acquisire un immobile in corso Piemonte.
Dalla realtà alla finzione
La verità è che l’immobile c’è davvero ed è in pessimo stato conservativo ma è, nella realtà, la SGR Torinese di cui è presidente lo stesso Giovanni Quaglia che lo restaura e lo dona alla città.
L’idea della trama del romanzo è della preside Erica Pellegrino.
Un romanzo di 162 pagine con la prefazione di Aldo Mola e i disegni di copertina di Franco Giletta che ha ringiovanito tutti i personaggi del racconto.
“L’enigma del Palazzo” è un libro che si mostra leggero, soave, d’evasione, una sorta di inno all’ecologia diverso dal precedente, incentrato sul vescovo Cristiano Bodo, più mistico.
Durante la presentazione, in cui Quaglia conferma il dono dell’immobile alla città, scopriamo, nel corso dello scambio di battute, che Quaglia sarebbe potuto essere un potenziale vescovo se avesse percorso l’iter religioso.
Le indagini del romanzo
Stranamente, anche se il cadavere viene rinvenuto a Torino, le indagini vengono affidate al maresciallo Siviero, come in altri precedenti romanzi di Aliberti.
Il maresciallo non sa nemmeno chi sia quel “Quagliarella”.
Stavolta Siviero è meno arguto delle precedenti volte e approfitta, in modo subdolo, delle idee del suo sottoposto, al quale non vuole riconoscere meriti. Nessuno.
Che ci sia una morale sottesa e latente in questa società dell’apparire a usurpare lavori e intuizioni di altri?
Particolarmente interessante e intrigante lo scambio di battute fra il vescovo Cristiano Bodo e l’autore che viene bacchettato dal monsignore, non abbiamo capito se per celia o con qualche fine pedagogico. Forse entrambe.
Il libro fa perno su una rete di conoscenze e amici dell’autore. Tutti richiamati nel romanzo con un loro ruolo per legare l’opera narrativa al territorio, non solo dal punto di vista turistico.
Fra le notizie reali, apprese in conferenza, c’è quella di un abete che verrà donato dalla provincia di Cuneo alla città di Roma.
Le conclusioni del romanzo
Il romanzo arriva alla soluzione dell’enigma in modo imprevedibile e inatteso.
Buona lettura
Tommaso Lo Russo




