Recensioni di libri

Heineken in Africa – La miniera d’oro di una multinazionale europea – Di Olivier Van Beemen

Cos’ha a che fare la birra Heineken con l’Africa, a parte il fatto che la birra nel continente africano è ottima?

Forse nulla, ma il giornalista Olivier Van Beemen non è della stessa opinione e, partendo dalla “Rivolta dei gelsomini in Tunisia”, lancia qualche sospetto e molte perplessità, proprio cominciando da quando un uomo d’affari legato al dittatore Ben Ali collaborava con la multinazionale olandese Heineken.

Ma non si ferma lì; dopo la Tunisia è la volta di Algeria, Sierra Leone, Congo – Brazzaville, Congo, Ruanda, Etiopia, Nigeria, Sud Africa, Burundi e Mozambico

Per scrivere questo libro inchiesta di oltre 284 pagine, più le note aggiuntive ed esplicative, Van Beemen ha intervistato oltre quattrocento interlocutori da cui apprendere notizie non proprio di dominio pubblico e non tutte cristalline.

Per l’indagine lo scrittore ha ricevuto tre borse di studio assegnate dal Fonds voor Bijzondere Journalistieke Projecten (finanziato dal Ministero dell’Istruzione, della Cultura e delle Scienze), da Free Press Unlimited (sovvenzionato dal Postcods Loterij Fonds) e dalla Fondazione Muckraker.

La copertina del libro.

A parte le lamentele di Heineken, non ci risulta ci siano state querele.

Anzi, alla prima edizione del libro, nel 2015, l’azienda a cui lo scrittore aveva inviato il manoscritto, aveva preferito non commentare, ma erano state compiute indagini interne per accertare le fonti. Alla seconda edizione le cose cambiano e alcune figure di spicco della società avevano voluto incontrare Van Beemen.  

Dopo sei anni di ricerche approfondite e molte domande senza risposta, Olivier Van Beemen ha scovato elusione fiscale, abusi sessuali, legami con il genocidio in Ruanda e violazione dei diritti umani, corruzione e connivenza.

L’amministratore delegato di Heineken, Jean-François Van Boxmeer, sostiene che i mercati del futuro saranno Africa e India e, rivolto all’inchiesta di Olivier gli disse: «Non farne una crociata, sei troppo giovane per certe cose», e il belga van Boxmeer a capo di Heineken, con una carriera ascensionale se ne intende.

D’altro canto, che cosa spinge un giornalista come Van Beemen a scrivere e documentare una tale inchiesta della durata di sei anni?

Qualcuno ha detto la concorrenza, in particolare, la SABMiller (ora inglobata in AB InBev) e ventilato che il giornalista fosse a libro paga degli antagonisti che fanno anche affari enormi in Africa.

I dietrologi hanno addirittura asserito che fosse al soldo della stessa Heineken.

Invece, la risposta è il caso e tutto partì da un reportage sulla caduta del presidente tunisino Ben Ali nel 2011 e della commistione fra politica, affari e Heineken che la multinazionale negò decisamente.

L’inchiesta ha suscitato polemiche nei Paesi Bassi.

Sono state presentate interrogazioni al Parlamento olandese così come a quello europeo, mentre al Ministero degli Esteri è sorto il dubbio se fosse etico collaborare con la multinazionale nota in tutto il globo.

Secondo Van Boxmeer, il libro, ha innescato, all’interno del gruppo, un esame di coscienza (un «soul searching», per citare la sua dichiarazione, la ricerca dell’anima). A parte questa frase come ammissione di intenti, Heineken continua ad operare in Africa come se niente fosse.

Se in Nigeria, a causa del crollo del petrolio le vendite vanno male, in Costa d’Avorio è stato aperto un nuovo birrificio e altrettanto bene gli affari vanno in Etiopia.

Su queste pagine, a breve, ci occuperemo della ex colonia italiana, il «Valhalla africano della birra», per poi passare al Congo…

Tommaso Lo Russo

Redazione Sfumaturedigiallo.it

Stiamo lavorando per migliorare la vostra esperienza online.