Attualità

“La signora di Klimt”. Il quadro ritrovato tra giallo e realtà

Le vicissitudini del quadro de La signora di Klimt presso la Galleria di arte moderna Ricci Oddi di Piacenza potrebbero sembrare un romanzo.

Di primo acchito sembrerebbe solo un giallo, invece è una storia realmente accaduta, seppure dai contorni indefiniti. Questo, a riprova che la realtà e la commedia degli equivoci, talvolta, superano la fantasia.

La storia

Tutto scaturisce da una ricerca di una tirocinante di Belle Arti, tale Claudia Maga.

Il dipinto, appartenuto a Luigi Scopinich, fu acquistato nel 1925, dal collezionista Giuseppe Ricci Oddi e fu sottoposto ad un’analisi radiografica nel 1996, a seguito della richiesta della Maga in qualità di ricercatrice.

La stessa scoprì una prima versione del dipinto, in cui la donna indossava una sciarpa e un cappello.

Durante la ricerca Claudia consultando “L’opera completa di Klimt riscontrò la somiglianza del quadro esposto a Piacenza con il “Ritratto di ragazza” riprodotto in un testo risalente al 1912. 

In seguito Klimt ridipinse sull’originale e gli studiosi lo avevano cercato invano fino a quando Claudia Maga, nella sua tesi scoprì che “Backfisch” (“ragazzetta”), così è nominato, si trovava sotto il Ritratto di signora:

«Il volto e molti altri dettagli coincidevano perfettamente>>.

“Ritratto di signora” Gustav Klimt, Public domain, via Wikimedia Commons

<<A causa della scoperta avevo il cuore in gola. Mi sono detta stai calma, figuriamoci se non se n’è già accorto qualche critico importante>>.

La studentessa, con lo sconcerto di prestigiosi studiosi, arrivò dove gli esperti non erano giunti.

Il giallo continua

Il 22 febbraio 1997, fu annunciato che il dipinto era stato rubato poco prima dell’apertura di un vernissage e la sua cornice venne rinvenuta sul tetto.

Ad aprile 1997, la polizia scoprì un falso del quadro a Ventimiglia, in un pacchetto indirizzato all’ex Presidente del Consiglio dei ministri italiano Bettino Craxi che era già a Hammamet, in Tunisia. 

Nel dicembre 2019, 23 anni dopo il furto, 3 giardinieri incaricati di tagliare l’edera rampicante dalla parete retrostante la Galleria d’arte moderna Ricci Oddi scoprirono la presenza di una botola al cui interno venne rinvenuto un sacco dell’immondizia contenente il dipinto trafugato.

Nel febbraio 2020, due uomini già condannati per furto di opere d’arte hanno contattato il quotidiano Libertà di Piacenza e hanno confessato il furto in una lettera, in cui hanno spiegato di aver restituito il dipinto alla città “come un regalo di Natale“, dopo che il reato era caduto in prescrizione. 

Tuttavia gli inquirenti nutrono sospetti anche su altri personaggi che avrebbero concorso al trafugamento. Tuttavia ormai tutto è prescritto e il dipinto è di nuovo alla Galleria di arte moderna Ricci Oddi di Piacenza per essere ammirato. Approfittatene!

Lucia Bosia

Redazione Sfumaturedigiallo.it

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