Il confine della vergogna, un noir di Michèle Pedinielli e Valerio Varesi
È recentemente uscito, a cura delle Edizioni le Assassine, il giallo scritto a quattro mani dalla francese Michèle Pedinielli e Valerio Varesi, “Il confine della vergogna”.

Un breve ma intenso romanzo di 134 pagine che si legge tutto d’un fiato. Nella versione italiana ha un titolo più forte ed evocativo, mentre in quella francese è “Contrabandiers”, i contrabbandieri.
Abbiamo sempre sostenuto che scrivere in doppio può creare qualche difficoltà di coordinamento, ma qui le complessità sembrano ampiamente superate.
L’idea del festival Quais du Polar e delle edizioni Points, nell’ambito della valorizzazione di Lione e Milano, città creative Unesco, ha raggiunto pienamente l’obiettivo.
Si tratta di una sorta di scrittura collaborativa in cui gli autori si alternano, come in una partita di ping pong, nei rispettivi capitoli che si svolgono in modo alternato, una parte in terra francese e l’altra in terra italiana, al confine, come se ci fossero due voci narranti.
Lo scenario de “Il confine della vergogna”
Il confine italo francese da Ventimiglia al Roja, il passo di Desertes, Bardonecchia, con diramazioni in Albania e una stagione malinconica, in alta quota, quando la stagione turistica sta per terminare.
La trama del romanzo
I programmi di Remo Brusotti, il patron del rifugio escursionistico e della sua cameriera, Carmela Cosentini, sono rispettivamente di ritornare, per il ristoratore a Milano, dove lo aspetta la sua amante, Donatella e per Carmela di rituffarsi nel sole della costiera amalfitana.
Non sempre tutto va come preventivato e, quando viene rinvenuto il cadavere di uno sconosciuto, i programmi saltano tutti: mare e tradimenti. Infatti, la locanda dovrà rimanere aperta come punto di appoggio per le indagini che verranno avviate a breve dal magistrato, carabinieri, guardia di finanza e Ris.
Le indagini
Prima di tutto bisogna dare un nome alla vittima. L’unico indizio è uno scontrino di un negozio di Bardonecchia.
<< Forse il negoziante si ricorda a chi l’ha rilasciato, azzardò il gestore>>.
Gli rispondono: <<Forse, è abbastanza recente, dalla cifra dovrebbe trattarsi di una giacca o di un cappotto>>.
Dalla ricevuta si arriva, attraverso le indagini e un pizzico di fortuna, a stabilire chi è il morto: si tratta di un contrabbandiere italo francese, Leonardo Morandi.
A questo si aggiunge che tre turisti tedeschi, nel loro turismo escursionistico d’alta quota, rinvengono, in una baita, una notevole quantità di sigarette, ovviamente di contrabbando.
Il confine della vergogna è una storia di ricordi e rimpianti, di migranti, di contrabbando di sigarette e di immigrazione clandestina in cui sia nella parte italiana che francese potrebbero esserci connivenze.
“Merce umana” che c’è sempre stata; una volta erano gli italiani, i macaroni, che passavano il confine, ora sono i migranti irregolari che cercano di passare in tutti i modi, in tutte le condizioni, spesso senza riuscirvi e con un pedaggio che si paga a uomini senza scrupoli che in questo modo si arricchiscono.
Nella vicenda anche un giovane burkinabé muore assiderato, l’unico di un gruppo che stava tentando di passare il confine.
Anche una zia e un nipote che si rincontrano dopo tanto tempo e dolore con la zia che fungerà da interprete per il nipote, diventato comandante di gendarmerie a Lione e mandato nella parte italiana per scoprire strane connivenze con i passatori, gli uomini che guidano i gruppi di immigrati oltre confine.
Un intreccio di storie di vario genere delle quali bisognerà scoprire il bandolo della matassa e risalire a connivenze di sempre. Più si va avanti nelle indagini e più salta fuori che tutto è legato in un unico disegno criminale e, si sa, i soldi chiamano soldi e avidità mentre la morale diventa anch’essa merce rara.
Le conclusioni e l’inno alla speranza:
<< Si incontra alle volte il proprio destino sulla strada che si è presa per evitarlo>>.
Tommaso Lo Russo




