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Cesare Lombroso, il padre della criminologia

È considerato da tutti il padre della moderna criminologia così come, Edgar Allan Poe, lo è della letteratura gialla.

Una figura accademica

Il nome completo è Marco Ezechia Lombroso, detto Cesare. È nato a Verona il 6 novembre 1835 e deceduto a Torino il 19 ottobre 1909. Il suo curriculum vitae ci riporta che è stato medico, antropologo, filosofo, giurista, criminologo e accademico.

Il suo intenso lavoro venne influenzato, in modo significativo, dalla fisiognomica, dal darwinismo sociale e dalla frenologia. La scienza attuale contesta molti paradigmi del Lombroso. Le sue teorie si incentravano sul concetto del criminale per nascita, secondo cui l’origine del comportamento criminale sarebbe insita nelle caratteristiche anatomiche che determina il comportamento socialmente deviante.

Le sue inesatte considerazioni, sono state riprese a più livelli da altri insigni studiosi come Sigmund Freud e Carl Gustav Jung .

Secondo Lombroso l’inclinazione al crimine è una patologia ereditaria e l’unico approccio utile nei confronti del criminale è quello clinico-terapeutico. Nell’ultima parte della sua vita Lombroso rettificò, in parte le sue teorie e considerò anche i fattori ambientali, educativi e sociali nella connotazione del comportamento criminale.

Il suo approccio sistemico della criminalità ispirò molti. Fortunatamente, attualmente, è assodato che la maggior parte delle sue teorie siano prive di ogni fondamento scientifico. Al termine di un controverso percorso accademico e professionale, Lombroso, nel 1882, fu radiato dalla Società italiana di Antropologia ed Etnologia.

La nascita

Nacque, terzo di sei figli, da Aronne, ricco commerciante le cui condizioni economiche, in seguito peggiorarono, e Zefora Levi. I Lombroso, di origine ebrea, furono strettamente osservanti.

Avevano ascendenze sefardite e sembra che i loro antenati, dopo aver lasciato la penisola iberica e, un periodo trascorso in Tunisia, raggiungessero la Toscana, successivamente Venezia e dopo Verona. I parenti materni, invece, provenivano dalla comunità ebraica di Chieri, in Piemonte.

Il percorso scolastico

Lombroso, nel suo percorso formativo fu influenzato dal cugino David Levi e dagli scritti del medico Paolo Marzolo. Il primo, esponente del Risorgimento, lo avvicinò al culto della ragione e della libertà di pensiero, portandolo ad opporsi alla intransigente religiosità del padre. Il secondo lo portò ad appassionarsi all’uso della linguistica quale strumento per definire la storia umana.

In seguito, nel 1850, decise di abbandonare le scuole pubbliche per proseguire la propria istruzione privatamente, poiché l’educazione ufficiale non lo soddisfaceva. Nel 1853 si iscrisse alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Pavia, in quegli anni ispirata da Bartolomeo Panizza, che aveva formulato comparazioni tra l’ambito anatomico e quello fisiologico e da Luigi Porta, che aveva esteso all’anatomia patologica nonché alla fisiopatologia sperimentale l’utilizzo della chirurgia.

Studiò sui testi dei personaggi più importanti di quel tempo, tra cui il mineralogista e zoologo Gian Maria Zendrini, Giuseppe Balsamo Crivelli (scopritore del fungo parassitario patogeno del “mal del calcino”, la Batys bassiana), e il botanico Giuseppe Moretti.

La lunga Carriera

Terminati gli studi universitari a Pavia, Padova e Vienna, partecipò in qualità di medico militare alla campagna contro il brigantaggio. Incaricato di Clinica psichiatrica e di Antropologia a Pavia, svolse ricerche sul cretinismo e sulla pellagra.

Fu poi direttore del manicomio di Pesaro e ordinario di medicina legale nel carcere di Torino, dove studiò i detenuti e i loro cadaveri per convalidare le sue teorie sull’uomo delinquente.

Il primo caso

Dopo il 1870, concluse gli studi sulla pellagra, e si dedicò principalmente sullo studio dell’antropologia, dei pazzi e dei criminali. Il primo caso che riuscì ad esaminare fu quello del brigante Giuseppe Villella. L’autopsia del Villella, fu quella che più s’impresse nella sua mente. Lo studio clinico evidenziò la deformazione della cresta mediana ed altre deformazioni delle ossa craniche.

Ciò spinse il Lombroso a considerare come, quelle peculiari caratteristiche ossee, avessero avuto influenza sull’attività del cervelletto. Secondo il dottore l’eziologia di queste anomalie poteva essere addebitata ad un arresto allo stato fetale nello sviluppo del cervello.

Lo spiritismo

Sebbene all’inizio fosse scettico, divenne un credente assertore dello spiritismo. Come ateo, Lombroso descrisse le sue opinioni sul paranormale e lo spiritismo nel libro “Dopo la morte – cosa?”  in cui affermò di credere negli spiriti e sostenne che la medium Eusapia Palladino fosse genuina.

La morte

Lombroso passò gli ultimi anni della sua vita circondato dai figli Paola, antropologa e scrittrice per l’infanzia (moglie del medico Mario Carrara, uno degli studiosi antifascisti che rifiutarono il giuramento di fedeltà al regime), Gina, scrittrice e medico, e Ugo, fisiologo.
La sua vecchiaia fu funestata dallo svilupparsi in lui della angina pectoris, della quale, come medico, fu naturalmente pienamente cosciente. L’aggravarsi progressivo della malattia gli rese sempre più difficile svolgere la sua attività e la partecipazione a congressi e conferenze.
Un fatale attacco di angina lo fece morire nella sua casa torinese.

A Torino il Museo di antropologia criminale

Il museo, a lungo chiuso, venne nuovamente inaugurato il 26 novembre 2009 dopo una lunga chiusura al pubblico. L’odierno allestimento è opera dell’architetto Massimo Venegoni.

Il museo contiene 684 crani e 27 resti scheletrici umani, 183 cervelli umani, 58 crani e 48 resti scheletrici animali, 502 corpi di reato utilizzati per compiere delitti più o meno cruenti, 42 ferri di contenzione, un centinaio di maschere mortuarie, 175 manufatti e 475 disegni di alienati, migliaia di fotografie di criminali, folli e prostitute, folcloristici abiti di briganti, persino tre modelli di piante carnivore. C’è anche lo scheletro di Lombroso, che egli, spegnendosi un secolo fa, volle lasciare alla scienza, così come il suo volto conservato sotto formalina (non esposto).

Il Museo nacque come raccolta di oggetti che Lombroso aveva accumulato lungo il corso di tutta la sua vita, custodendoli in un primo tempo nello spazio privato della propria abitazione. Non esistono quindi criteri selettivi espliciti e prestabiliti, ma solamente il tentativo di riunire materiale eterogeneo per arrivare alla collezione.

La figlia Gina, nella biografia del padre, descrive bene questa attitudine:

Lombroso era un raccoglitore nato – mentre camminava, mentre parlava, mentre discorreva; in città, in campagna, nei tribunali, in carcere, in viaggio, stava sempre osservando qualcosa che nessuno vedeva, raccogliendo così o comperando un cumulo di curiosità, di cui lì per lì nessuno, e neanche egli stesso, qualche volta avrebbe saputo dire il valore.

La raccolta di questi materiali, spesso macabri, passò anche per appropriazioni legalmente condannabili, come confessa lo stesso Lombroso.
Il Lombroso asseriva la predominanza tra i geni di caratteristiche quali il pallore, la magrezza o l’obesità, l’essere rachitici, sterili o celibi, di cervelli per la maggior parte di volume superiore alla media e con deformità (come le suture anormali nel cranio di Volta).

A suo dire c’erano anche casi in cui i geni erano totalmente ed irreversibilmente pazzi, non soltanto in alcuni momenti o in manifestazioni latenti. Ad esempio citava gli esempi di Tasso, Gogol, Ampère, Kant e Beethoven.

Tuttavia, insieme a queste analisi caratteriali, il Lombroso sosteneva anche alcune teorie più opinabili, come ad esempio quella che le grandi variazioni barometriche e la canicola influenzerebbero la pazzia e le grandi scoperte o le osservazioni più acute (adducendo come esempi i casi di Malpighi e Galvani).

La patologia femminile

Da citare anche le analisi compiute dal Lombroso riguardo alle patologie femminili e la sua affermazione che la donna avrebbe minori “stigmate degenerative”, perché le sue caratteristiche psichiche e fisiche tendono a variare in misura minore rispetto ai maschi.

Fu favorevole, a suo modo, all’emancipazione femminile e convinto, in parte, di dover combattere le coercizioni che accrescevano la condizione di sottomissione della donna.

In conclusione Cesare Lombroso si è occupato di tutta l’anatomia per sostenere le sue tesi sulla criminalità congenita e siamo convinti che chiudere il Museo non sia auspicabile, perché esso è uno strumento di studio. Sebbene alcune sue considerazioni fossero strampalate, è al contempo un percorso formativo didattico di conoscenza.

Lucia Bosia

Redazione Sfumaturedigiallo.it

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