Luna di miele da incubo – Di Marie Belloc Lowndes
Agatha Christie è fra le scrittrici più lette al mondo, e molti da lei hanno tratto ispirazione.
Tuttavia, per il suo detective Hercules Poirot, a sua volta, la trovò l’illuminazione, nell’investigatore di Marie Belloc Lowndes, Hercules Popeau.
È una grande scrittrice. in Festa mobile, Ernest Hemingway riceve l’invito a leggere i romanzi della Belloc da parte di Gertrude Stein e ne accetterà la proposta e li leggerà tutti.
I romanzi della scrittrice sono fluidi, si leggono con passione e i risvolti pscologici dei personaggi intrigano e soprendono per la loro accuratezza. I suoi libri hanno una sorta di equilibrio armonico come se fossero composizioni musicali.
La trama
Il titolo della versione italiana differisce dall’originale inglese The end of her Honeymoon. Non è solo una questione di traduzione, ma di semantica delle parole, di punti di vista sull’argomento. Dire la fine di una Luna di miele oppure Luna di miele da incubo è altra cosa. La traduzione italiana è più espressiva e rende di più.
Scenario e bugie
È la Parigi d’antan, quella che non c’è più, e l’albergo è il Saint Ange, lo stesso in cui era stato Edgar Allan Poe. La vicenda si svolge durante l’Esposizione Universale del 1900.
Due giovani sposini, Nancy e John Dampier, dopo il viaggio di nozze in Italia, arrivano a Parigi, dove dovrebbero cominciare la loro vita matrimoniale.
Lei è una bellissima orfana inglese dotata di un patrimonio ragguardevole, intelligente e disposta ad abbandonare la sua vita agiata e tranquilla per stare con il suo Amore.
Lui è un artista bohémien, anticonvenzionale, né bello né brutto e nemmeno ricco, come del resto capita agli artisti di molte speranze.
Si sono conosciuti da poco in Inghilterra e, seppure siano uno l’opposto dell’altra, si innamorano e decidono di andare a vivere a Parigi.
La casa studio dove dovrebbero andare ad abitare non è ancora pronta e quindi il marito propone una sistemazione alternativa in albergo.
Sembra che il marito non abbia voglia di portarla a casa e cerchi tutte le scuse per rinviare, come se nascondesse qualcosa perché le propone un tour notturno della città.
«Ma Jack, è quasi mezzanotte! Ora non ci sarà certo nulla da vedere sui boulevard, non è vero?” “Non è vero? Aspetta e vedrai: Parigi non dorme mai!”».
Vanno in albergo che risulta pieno e i novelli sposini sono costretti a sistemarsi in due camere separate. Nancy occupa la camera della giovane figlia degli albergatori, mentre a John viene riservata un’altra sistemazione.
Il mattino dopo, il risveglio per la signora Dampier è tragico. Il marito è sparito, anzi, a sentire gli albergatori non ha mai messo piede nel loro albergo. Secondo loro, i Poulain, Nancy è arrivata da sola, non c’era nessun signor John Dampier.
La signorina è un po’ “toquée“, una visionaria come diranno ai suoi recenti amici americani, i Burton. Lei, però ricorda la frase del marito: «Nancy ho paura.
Due versioni per lo stesso fatto!
Per gli albergatori Nancy farnetica.
Ma John Dampier esiste ed esiste il suo atelier e sulla porta c’è una targhetta: John Dampier.
Nancy e i Burton che alloggiano nello stesso albergo fanno ogni ricerca possibile, si recheranno presso la Morgue, la polizia locale, presso le ambasciate, sia quella americana che quella inglese, e chiederanno aiuto al Prefetto, senza ottenere alcun risultato, ma che spiegherà che tutti gli abitanti di Parigi sono schedati e che anche per Dampier c’è un dossier…blu.

Le ipotesi che si fanno sono tante, ma qual è quella giusta? Nancy è una povera pazza oppure che il marito è scappato con la collaborazione dei Poulain, un’altra ancora che sia stato vittima di un incidente. Qualunque sia la verità non è stato sequestrato per denaro! ma nessuna ipotesi viene confermata: di lui non vi è più traccia.
E poi c’ il figlio del senatore Burton, Gerald che si è innamorato di lei appena l’ha vista, ma farà di tutto per aiutarla a risolvere il mistero. Ma verità verrà a galla solo per caso.
Tommaso Lo Russo




