Le ossa parlano – Un nuovo caso per Rocco Schiavone
La casa editrice Sellerio ha pubblicato e reso disponibile, dal 13 gennaio scorso, l’ultimo romanzo giallo di Antonio Manzini: Le ossa parlano.
Il protagonista è Rocco Schiavone, vicequestore aggiunto della Polizia insofferente alle regole ed al rispetto del potere, considerato un elemento fuori dagli schemi.
Una serie televisiva a lui dedicata
Il personaggio di Schiavone è stato lanciato da Manzini nel 2012, con il racconto L’accattone, sempre pubblicato da Sellerio, presente nell’antologia Capodanno in giallo. Numerosi sono stati i libri ed i racconti a lui dedicati negli anni, i quali hanno portato alla realizzazione dell’omonima serie televisiva Rai, interpretata dall’attore Marco Giallini.
Un successo annunciato
Alla data attuale, 17 gennaio 2022, Le ossa parlano è primo nella classifica vendite della categoria Kindle Store del portale italiano di Amazon, ma anche primo nelle sottocategorie Narrativa contemporanea e Gialli e Thriller dello stesso sito.
Figura anche come primo in classifica nella sottocategoria Narrativa contemporanea della categoria dedicata ai Libri cartacei.
In cinque giorni, il romanzo ha ricevuto il 79% di recensioni a cinque stelle su sessanta valutazioni globali ed il 15% a quattro stelle. Solo il 6% delle recensioni sono a tre stelle, mentre, attualmente, non risultano recensioni da due o da una stella.
Molte, a loro volta, le recensioni positive argomentate, segno evidente del grande successo che Manzini e Schiavone stanno vivendo, in questo momento, in Italia.
La trama
Dopo aver ridotto in fin di vita uno stupratore seriale figlio di un politico, Rocco Schiavone è stato trasferito per ragioni disciplinari dal Commissariato di Roma alla Squadra Mobile di Aosta.
Inizialmente, Schiavone non si trova bene ad Aosta: odia la città, il clima montano e le piste da sci. Fa persino fatica a ricordarsi di indossare gli scarponi, ostinandosi a portare le Clarks anche con la neve e finendo, regolarmente, con il bagnarle.
Nel frattempo, nei boschi del piccolo comune valdese di Saint-Nicolas, vengono alla luce i resti di Mirko Sensini, un bimbo di otto anni strangolato ed ucciso dopo aver subito violenza sessuale.
Per Schiavone la caccia al mostro può, nuovamente, avere inizio.
Manzini in stato di grazia
Il romanzo parla di pedofilia. Si tratta di un argomento non facile, che Antonio Manzini riesce, tuttavia, a trattare con notevole serietà.
Una narrazione insospettabilmente scorrevole ed un finale commovente e choccante al tempo stesso fanno di questo libro uno dei capisaldi di Manzini come scrittore, portando i lettori a rinnovare il grande rispetto e l’ammirazione che provano per lui.
Uno Schiavone più umano, ma sempre in eterna lotta tra ordine e caos, si rivela foriero di quella sensazione di patos che i suoi fan conoscono bene. La stessa che lo vede contrapporre la rabbia ed il desiderio di vendetta alle scelte più edificanti.
Realistico e malinconico, originale e profondamente umano, questo romanzo si presenta, oggi, come un fulgido esempio di narrativa poliziesca atipica, poiché “fuori dagli schemi”, come il suo protagonista, pur riuscendo nell’intento di rendere palese lo stile asciutto e spartano dell’autore.
Leggere Manzini è un po’ come vivere e morire
Antonio Manzini è uno dei pochi scrittori in Italia a fare della lettura un’autentica esperienza da vivere, mentre il suo Le ossa parlano ha il solo difetto di terminare come libro, di farti desiderare che non finisca mai.
La fine della narrazione va tuttavia accettata, come la morte, del resto: bisogna riprendere, in entrambi i casi, la vita di tutti i giorni. Non vale solo per Schiavone, ovviamente, ma anche, ad esempio, per i lettori.
La vita che si alterna alla morte è, infatti, ogni volta, la metafora dell’attesa per il successivo libro di Manzini dopo la fine di quello precedente: un lungo sonno invernale, un letargo collettivo al termine del quale fanno ritorno la primavera ed il piacere della lettura dei suoi romanzi.
Rassegniamoci: Manzini non fa uscire più di un libro all’anno, l’attesa del piacere è anche il piacere stesso.
Marco Asteggiano


