La ragazza di Lucento, un cold case di Maurizio Blini
Se gli ultimi saranno i primi, a me è capitato con il primo romanzo di Maurizio Blini, ripubblicato da Fratelli Frilli Editori, 259 pagine, in edizione tascabile. Dopo aver letto l’ultimo “Di rabbia e di vento” sono approdato al primo della serie, “La ragazza di Lucento”.

La saga di Maurizio Meucci e Alessandro Vivaldi comincia con questo appassionante romanzo che al suo esordio, durante il Salone Internazionale del Libro, aveva suscitato l’interesse di Carlo Lucarelli e di un editore della Bielorussia che l’aveva portato in quelle terre affascinanti e lo aveva pubblicato nella versione bielorussa.
Lo scenario del romanzo
Il Piemonte in generale con le vie storiche di Torino in particolare e, ovviamente, Lucento che costituisce la quinta del romanzo e dà ispirazione al racconto.
Un cold case del passato che l’autore riprende; lui, che combinazione è di Lucento, descrive in modo romanzato quanto l’aveva colpito particolarmente nel 6 maggio 1974.
La trama del romanzo
Un gruppo di tre ragazzi rinviene una pallina di quaderno accartocciata che decidono, stranamente, di non aprire e riporre in un barattolo. Lo faranno in seguito. Con strade professionali completamente diverse, per caso, uno dei tre, Maurizio, ritrova il barattolo con il messaggio e lo apre.
Che cosa poteva contenere allora?
<< Sono stata rapita, aiutatemi>>.
Veramente ora è un po’ tardi per rimediare; 16 anni dopo, Maurizio Vivaldi ritiene di dover espiare la colpa per non aver prestato soccorso quando era possibile e chiama a raccolta i suoi compagni di scuola.
Per risolvere il caso coinvolge i suoi due coetanei che presto lo abbandonano per evitare seccature e grane.
Un tarlo lo attanaglia e si ingegna per fare pace con il passato e sradicare qualche altro rimorso sedimentato che riaffiora.
Rimasto solo con il senso di colpa e il caso da risolvere, chiama in soccorso il suo amico Alessandro Meucci, l’unico a cui possa confidare il segreto, ma in seguito la squadra si allargherà con un giornalista, un prete e un magistrato di buona volontà.
Il caso del sequestro sembra una sorta di cruciverba. Per avere la certezza che l’indizio sia giusto devi incrociare due risposte e se combaciano hai avuto un altro tassello di questo puzzle che riserva continue sorprese.
Il romanzo scorre veloce, con qualche citazione di canzoni e jazz di cui l’autore è appassionato, in un crescendo di colpi di scena e intuizioni sorprendenti delle quali “Mauri” è il primo ad accorgersi.
Il noir continua anche con una serie di nozioni sui veleni e di quelli che solo a causa del quantitativo ingerito delle dosi lo diventano.
Conclusioni
Quando ti sembra che la parola fine sia arrivata, le carte si rimescolano e si ricomincia tutto da capo. La vita non è mai come appare e ciascuno vede le cose attraverso i propri occhi che, talvolta, sono distorti.
Un romanzo crudele, un cold case appassionante, di vendette, di stupri, esoterico, di giochi d’azzardo, ma tuttavia pieno di pathos e di solidarietà – ovviamente non di tutti – ma la parola amicizia emerge e straripa.
<<Siamo tutti soggetti al destino. Ma dobbiamo agire come se non lo fossimo, o moriremmo di disperazione>>.
Un epitaffio di Philip Pullman che facciamo nostro.
Buona lettura!
Tommaso Lo Russo




