Svetlana Aleksievič – Uno sguardo sugli autori
Svetlana Aleksievič è una grande giornalista e scrittrice bielorussa. Svetlana è nata a Ivano-Frankivsk nel 1948.
Nel 2015 le viene assegnato il Premio Nobel per la letteratura per:
<<la sua scrittura polifonica, un monumento alla sofferenza e al coraggio nel nostro tempo>>.
A lei si devono intense pagine di cronaca come cronista che ha raccontato, per i suoi connazionali e per il mondo intero, i principali eventi dell’Unione Sovietica e della Russia della seconda metà del XX secolo.
Le sue trame si snodano sulla raccolta di centinaia di testimonianze che ha trasfuso nelle cronache che sono diventate romanzi accorati e pieni di pathos.
Vi emergono drammi, vicende e sentimenti di uomini e donne con cui è entrata in forte empatia. I suoi libri-cronaca vengono tradotti in diverse lingue e le hanno attribuito una fama internazionale, pienamente meritata. Nel 2013 arriva anche il Premio Internazionale per la Pace degli editori tedeschi.
Tra i suoi libri:
- Preghiera per Černobyl′ (2002), sulle vittime della tragedia nucleare del 1986;
- Ragazzi di zinco (2003), sulla guerra in Afghanistan, vista dagli occhi dei reduci e delle madri dei caduti;
- Incantati dalla morte (2005), sui suicidi seguiti al crollo dell’Unione Sovietica;
- Tempo di seconda mano.
- La vita in Russia dopo il crollo del comunismo (2014), sul disfacimento dell’impero sovietico vissuto dalle “piccole persone”;
- La guerra non ha un volto di donna (2015), raccolta di memorie di donne che hanno combattuto nell’Armata Rossa durante la Seconda guerra mondiale;
- Gli ultimi testimoni (2016), basato sulle memorie di guerra dei bambini.
Accusata, ingiustamente, di essere una spia della CIA, i suoi romanzi verità sono stati censurati in patria ed è stata costretta a lasciare, per dodici anni, il suo Paese perché invisa al presidente A. Lukašenko.
Svetlana Aleksievič ha vissuto principalmente a Parigi, ma di recente è tornata a vivere a Minsk, dopo essere stata in Italia, Germania e Svezia.
A breve su queste pagine la postfazione del romanzo “Il male ha nuovi volti. Černobyl’, la Russia, l’Ucraina” edito dalla Casa Editrice Scholé.
Tommaso Lo Russo




