Una ricetta, un delitto: Il soufflé al cioccolato di Poirot
Il famoso detective creato da Agatha Christie (1890 – 1976) non è un grande buongustaio e da belga trapiantato in Inghilterra non sembra apprezzare un granché la cucina britannica.
Lapidaria una sua frase sul famoso fish & chips:
«Quando fa freddo, è buio e non c’è nient’altro da mangiare, è un piatto passabile.»
Tuttavia, gli appassionati della scrittrice inglese sanno perfettamente che Hercule Poirot è un grandissimo goloso di dolci. E da buon belga è un insaziabile consumatore di cioccolato in tutte le sue forme: praline, lingue di gatto e soprattutto il famoso soufflé, in grado di mandarlo in estasi.
E quando non riesce a trovare l’amato dolce, ripiega a malincuore su cioccolata calda e croissant.
È probabile che anche la Christie amasse smisuratamente i dolci, perché nei suoi romanzi li usa spesso come arma del delitto. Come ad esempio la sofisticata Torta persiana alle rose, mandorle e pistacchi (in “Assassinio sull’Orient Express”, 1934), che risulterà avvelenata.
Oppure il pudding decorato con lo zucchero che compare in “I tredici problemi del club del martedì sera”, o ancora il caffè letale usato in “Polvere negli occhi”, ma in questo caso la protagonista non è il baffuto detective belga bensì l’ineffabile miss Marple.
Molti dei peccati di gola di Poirot e miss Marple sono raccolti nel volume “Creme & crimini. Ricette deliziose e criminali di Agatha Christie” di Anne Martinetti e François Riviére, pubblicato in Italia da Sonzogno nel 2006.
Giorgio Ballario




