Léon: la storia di un killer con un cuore
Luc Besson, con Léon (1994), ha realizzato un’opera unica che fonde elementi del thriller, dell’azione e del dramma emotivo, dando vita a un’esperienza cinematografica intensa e sfaccettata.
La storia di Léon, un sicario solitario e analfabeta interpretato magistralmente da Jean Reno, e della giovane Mathilda, interpretata da una giovanissima Natalie Portman al suo debutto, ha ridefinito i confini del cinema di genere francese, spingendosi in territori morali ambigui e mostrando una profonda umanità dietro la facciata della violenza.
La storia di Léon e Mathilda: un legame inaspettato
La trama si sviluppa attorno all’incontro di Léon con Mathilda, una dodicenne che, dopo la strage della sua famiglia ad opera di poliziotti corrotti, trova rifugio nell’appartamento del sicario. Léon è inizialmente riluttante, ma il legame che si instaura tra i due diventa profondo, mutando in un sentimento di protezione e affetto reciproco.
Mathilda non è solo alla ricerca di vendetta per la sua famiglia, ma anche di una figura paterna e di amore, elementi che trova proprio in Léon. Il rapporto è complesso e si muove su una linea delicata tra l’innocenza e la corruzione del mondo in cui entrambi vivono.
L’interpretazione di Jean Reno e Natalie Portman
Il successo del film è in gran parte dovuto alle interpretazioni di Reno e Portman, che portano sullo schermo una chimica palpabile.
Reno conferisce al suo personaggio una vulnerabilità rara per un sicario, rendendo Léon una figura quasi poetica. Natalie Portman, con la sua performance sorprendente per una giovane attrice, incarna perfettamente il dolore, la rabbia e la maturità precoce di Mathilda, creando una figura che oscilla tra la ragazza e l’adulta.
La sua interpretazione ha segnato una svolta nella sua carriera e rimane una delle più apprezzate dagli appassionati di cinema.
Il personaggio di Stansfield: il male assoluto
Gary Oldman, nei panni del poliziotto corrotto Norman Stansfield, rappresenta uno dei cattivi più memorabili e disturbanti del cinema.
La sua interpretazione carismatica e quasi sopra le righe, con gesti nervosi e momenti di pura follia, contribuisce a creare un antagonista che, sebbene grottesco, è perfettamente plausibile nel mondo oscuro del film.
Stansfield è l’opposto di Léon: dove Léon è silenzioso e disciplinato, Stansfield è caotico e imprevedibile, una forza incontrollabile di distruzione.
L’influenza culturale di Léon sulla Francia e sul mondo
In Francia, Léon ha lasciato un’impronta profonda nel panorama cinematografico. Besson, già noto per film come Subway e Nikita, ha saputo reinterpretare il genere action con uno stile visivo particolare, unendo una narrazione intimista a scene d’azione spettacolari. Léon ha contribuito a consolidare il ruolo di Besson come uno dei registi francesi più influenti, capace di attirare l’attenzione internazionale e di posizionarsi tra gli autori più rappresentativi del cosiddetto “cinéma du look”, caratterizzato da un’estetica vivida e da una forte enfasi visiva.
Il film ha avuto una ricezione mista in Francia: se da un lato è stato apprezzato per la sua originalità e per la profondità emotiva, dall’altro ha suscitato controversie per il rapporto ambiguo tra Léon e Mathilda. Questa relazione, infatti, ha generato dibattiti riguardo alla moralità del film, con alcuni critici che lo hanno accusato di essere eccessivamente indulgente nel mostrare una giovane ragazza coinvolta in un mondo violento.
Tuttavia, negli anni, Léon è diventato un cult, rispettato sia dai critici che dagli spettatori, e ha influenzato molti cineasti francesi e internazionali.
Negli Stati Uniti e nel resto del mondo, Léon ha ricevuto un’accoglienza più calorosa. Il pubblico americano, in particolare, ha apprezzato la capacità di Besson di creare un film che, pur essendo francese nella sua essenza, risultasse accessibile e coinvolgente per gli spettatori occidentali. La miscela di sensibilità europea e ritmo hollywoodiano ha reso Léon un film “ponte” tra due culture cinematografiche, dimostrando che il cinema francese poteva competere sul mercato globale con storie profonde e universalmente comprensibili.
L’eredità di Léon: un culto senza tempo
Dagli anni ’90, Léon ha continuato a influenzare la cultura popolare. Molti registi hanno citato il film come fonte di ispirazione, e il personaggio di Mathilda è diventato un’icona per molte generazioni, che la vedono come un simbolo di forza e ribellione giovanile.
Le immagini di Mathilda con l’iconico taglio di capelli e i suoi occhiali da sole rotondi sono ancora oggi un riferimento culturale riconoscibile, e il legame con Léon continua a emozionare gli spettatori.
Léon è stato anche un precursore di film successivi che esplorano temi simili, come Kill Bill di Quentin Tarantino e The Professional. Il modo in cui Besson ha raccontato una storia d’amore e redenzione all’interno di un contesto violento ha aperto la strada a narrazioni che sfidano le convenzioni del genere, unendo elementi d’azione a una profonda introspezione psicologica.
Un classico senza tempo
Léon rimane un’opera fondamentale del cinema contemporaneo, un film che riesce a commuovere e a far riflettere, nonostante il suo contesto violento. Luc Besson ha saputo trasformare una storia semplice in un racconto ricco di sfumature, che esplora temi universali come l’amore, la vendetta e la redenzione.
Grazie a una regia precisa, a interpretazioni indimenticabili e a una narrazione avvincente, Léon è diventato un classico senza tempo, amato e rispettato in tutto il mondo.
Marco Asteggiano




