Il mistero dei romanzi di Camilla Läckberg. Tutto gossip?
Stando al compianto Claudio Puppione, giornalista recentemente scomparso e direttore, tra gli altri, di BraOggi, al tempo in cui ne ero redattore, ogni scrittore o giornalista ha uno stile proprio. In altre parole, è come un’impronta digitale: inconfondibile.
Anche usando lo pseudonimo, resta chiaro l’autore.
In effetti, capita già per i dipinti: la copia è copia e rimane tale. Sarà un falso d’autore, ma non è l’originale e si viene a scoprirne l’autore.
La prima volta che ho visto i falsi d’autore è stato in Sicilia, a Milazzo, una galleria incredibile: Van Gogh, Serat, Picasso, Mirot, Monet e tanti altri.
Cambiando genere e tornando alla scrittura e all’autore, è già capitato che un’opera firmata, per esempio Wilbur Smith o Jo Nesbø, oppure James Patterson sia costruita in catena di montaggio. Il nuovo caso che assurge alla ribalta della cronaca è quello di Camilla Läckberg, pubblicata in Italia da Marsilio.
Un caso di Ghost Writing?
Quello che stupisce è che ci sia voluto così tanto tempo. Da quasi una settimana, nel mondo editoriale svedese e poi ribaltato sulle cronache di mezzo mondo è montato il caso lanciato da un articolo uscito sulla rivista online Kvartal, che accusa l’autrice di milioni di copie, uscite nel mondo Camilla Läckberg, di non essere l’autrice di tutti i suoi libri.
L’affaire viene sollevato dal giornalista Lapo Lappin, il quale asserisce che almeno due suoi romanzi recenti, “Donne che non perdonano” e “Il gioco della notte“, siano stati scritti da altri e che il primo di questi sia in realtà l’autore ed editor di Läckberg, lo scrittore Pascal Engman.
Su questo punto siamo in totale disaccordo; anche Engman non è titolato a fare la moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Dove lo trova il tempo?
L’indagine di Lappin
Il fatto che romanzi di Läckberg fossero stati scritti da un ghostwriter era il segreto di Pulcinella anche se è sempre stato smentito dall’editore.
Il giornalista Lapo Lappin sostiene di avere ottenuto le ipotesi ulteriori dopo aver analizzato i suoi romanzi con due programmi che identificano lo stile di un autore sulla base dell’uso, dell’accostamento e della ricorrenza delle parole.
Sia la casa editrice, che Engman, che la stessa Läckberg hanno negato che ci sia qualcosa di vero dietro le accuse di Lappin.
Nel reportage, Lapo Lappin riporta di aver fatto uso del programma Stylo, sviluppato da due studiosi polacchi di letteratura, Jan Rybicki e Maciej Eder. I due scienziati avevano indagato, nel 2017, anche sulla vera identità della scrittrice italiana Elena Ferrante (autrice di “L’amica geniale“).
Per il gossip su Läckberg, Lappin ha caricato sul programma gli undici suoi libri della serie Fjällbacka.
Il nome deriva dalla località dove è nata l’autrice e in cui si narra delle indagini di una coppia costituita da una scrittrice e un poliziotto. Il primo libro della serie, “La principessa di ghiaccio“, uscito nel 2002, mentre l’ultimo, “Il figlio sbagliato“, è uscito in Svezia nel 2022.
Qual’è la verità?
Engman è stato effettivamente editor di “Donne che non perdonano“, “La gabbia dorata” e “Ali d’argento“, cosa che potrebbe spiegare la vicinanza di questi romanzi al suo stile.
Lappin ha contattato Engman, il quale ha risposto:
«tutti coloro che hanno pubblicato un libro sanno che è compito dell’editor lavorare con il testo dell’autore»
Negando di essere il ghostwriter di Läckberg (termine che definisce nell’editoria chi scrive un libro per un’altra persona senza che sia esplicitamente riconosciuto il suo nome).
Lapo, quasi a livello maniacale, ha fatto le prove anche con l’altro programma JGAAP, ma senza arrivare a risultati univoci.
Intanto, in mezzo mondo si parla di lui, il rovistatore di gossip e di fake news. A prescindere da come la pensiate, continuate a leggere i libri di Camilla Läckberg che sono belli e leggeri anche se parlano di morti ammazzati.
Ma tanto, la realtà è ben peggiore!
Tommaso Lo Russo



