Una famiglia quasi perfetta, un noir psicologico di Jane Shemilt
Con Una famiglia quasi perfetta, versione italiana di “Daughter” del 2014, pubblicato da Newton Compton l’anno successivo, nel 2015, iniziano i noir del medico inglese, Jane Shemilt.
Un romanzo di 318 pagine che si avvale dell’ottima traduttrice Daniela Di Falco. Un noir d’esordio, appassionante che consacra la Shemilt fra le grandi firme internazionali del thriller.

Un libro che opera su due spazi temporali, il prima e il dopo ai fatti dell’indagine, il 2009 e il successivo 2010, un intervallo di un anno solo che rappresenta due dimensioni temporali e spaziali completamente diverse. Un abisso rappresentato dal prima e dal dopo.
Jane, il personaggio principale, ha sempre pensato che la sua fosse una famiglia perfetta, non avrebbe mai ipotizzato, invece, quanto la verità fosse completamente diversa e difforme dalla realtà. Infatti, nella sua famiglia non si salva nessuno.
La pace, la serenità e la verità non albergano a casa sua.
Lo scenario del romanzo
Bristol nel Dorset e una sorta di altra dimensione in cui tutto appare distorto e nuovo per lei.
La trama del romanzo
Naomi, la figlia dei Malcon, che era uscita per andare ad una recita scolastica, non fa ritorno a casa.
Comincia l’ansia, prima della madre, poi del padre e insieme decidono di avvisare la polizia che comincia le prime indagini che saranno poi allargate a trecentosessanta gradi dal commissario Michael Kopje, dalla sua squadra e Jenny che si improvviserà detective.
Quando, con il primo sopralluogo, in casa gli agenti trovano il diario di Naomi, scoprono una ragazza che la madre non conosceva. Nel diario, strane sigle che paiono ricondurre ad amicizie e rapporti di cui Jenny era all’oscuro.
Per esempio, la “J”, nel diario sta a significare “James”, un compagno di classe di Naomi, e grazie al suo interrogatorio le indagini assumono un altro risvolto, ma non basterà.
Scaturisce persino una doppia vita di una ragazza che era già donna.
Tra menzogne, droga, ketamina, furti e tradimenti, quella di Jenny non è una famiglia perfetta.
E lei dovrà, un passo alla volta, cominciare a capire e riscostruire le tante verità che le sono passate accanto senza che minimamente ne avesse contezza.
Sarà proprio uno dei figli che, con livore, l’accuserà di non essere mai stata presente, di pensare troppo al suo lavoro, alla sua carriera, pretendendo troppo dagli altri, sia dal marito che dai figli, senza avvertire che le cose andassero male, troppo.
Comincia la tortura psicologica, senza tregua.
<< Pensavo di aver smesso di torturarmi, ma è una di quelle brutte giornate in cui i pensieri scivolano lungo i ricordi, affilandoli come coltelli>>.
Un romanzo avvincente, pieno di pathos, incomprensioni, adrenalina che sale ad ogni pagina, situazioni imprevedibili, impreviste e vendette.
Riuscirà Jenny a ritrovare il suo amore – come si dice in gaelico, “Carys”?
Il Sunday Times annovera il romanzo della Shemilt fra i 100 migliori romanzi del 2014 e noi condividiamo il giudizio positivo.
Tommaso Lo Russo




