Recensioni di libri

Una di Famiglia – Di Freida McFadden

Uscito nelle librerie del nostro paese nel maggio dello scorso anno, “Una di famiglia” si presenta come il primo romanzo di Freida McFadden mai pubblicato in Italia.

Con le sue 350 pagine di pura emozione, il libro figura, attualmente, tra le prime posizioni della classifica “Kindle Store” di Amazon.it, oltre ad essere primo in “Gialli e thriller di azione e avventura” e in “Gialli e Thriller (Kindle Store)”.

Dell’autrice ricordiamo che è originaria di Boston, che svolge la professione di medico praticante e che, negli USA è famosa per i suoi numerosi bestseller nel genere crime.
Il titolo originario di “Una di famiglia” è “The Housemaid Watching”.

Un passato da cancellare

Millie è una giovane donna dal passato turbolento e misterioso: dopo dieci anni di reclusione, è costretta a trovare un’occupazione stabile per non dover ritornare in carcere.

La sua unica opportunità sembra essere la famiglia di Nina, una donna dispotica sposata ad un uomo bellissimo.

Nina offre inaspettatamente a Millie la possibilità di lavorare come governante nella sua lussuosa villa, nonostante l’assenza di referenze.

Nel susseguirsi delle giornate, Millie si accorge di non trovarsi in una situazione normale: troppi i particolari inquietanti che riguardano Nina e la sua famiglia, per non parlare del fatto che Enzo, il giardiniere straniero, cerchi più volte di avvertirla di un non precisato pericolo.

Millie vuole abbandonare a tutti i costi la sua precedente vita e accetta, per questo, di passare sopra ad ogni campanello di allarme.

Sarà la pesante realtà che la circonda a costringerla ad un drastico cambio di prospettiva: non è lei la vera minaccia in quella casa.

Non un capolavoro, ma un thriller migliore del previsto.

Una di famiglia” si divide sostanzialmente in due parti: la prima, prevalentemente descrittiva e prolissa, e la seconda, caratterizzata da un turbinio di colpi di scena che stravolgono completamente sia la trama che il punto di vista della narrazione.

Nel complesso, la scrittura di questo romanzo è scarsamente impattante sul lettore, poiché si rivela certamente semplice, ma anche superficiale.

L’autrice non si dilunga più di tanto sui dettagli e sui particolari importanti che chi legge vorrebbe poter conoscere in maniera più approfondita, soprattutto durante le scene del plot twist finale.

Ne consegue la presenza di una storia, purtroppo, banale, con personaggi privi di una vera introspezione.

Interessante, sotto molti aspetti, è il tema centrale dell’opera, ovvero lo sfruttamento sul luogo di lavoro. Una tematica che interessa molto l’Italia e che non mancherà di far guadagnare al libro qualche punto percentuale in più nelle vendite.

Non un capolavoro, quindi, ma un romanzo thriller migliore del previsto per le sue intrinseche tematiche sociali, utile per trascorrere qualche ora in compagnia di una lettura semplice, ma, certamente, non impegnativa.

Marco Asteggiano

Redazione Sfumaturedigiallo.it

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