La memoria dei morti, un hard boiled di Angela Marsons
I thriller di Angela Marson sono come le ciliegie, uno tira l’altro. Dopo averne letto uno ti viene subito voglia di gustarne un altro. E come per le ciliegie ce ne sono per tutti i gusti e varietà. Ne “La memoria dei morti” c’è un condensato di situazioni, aspetti, adrenalina, modi bruschi, quasi scontrosi, ma con risvolti teneri che ti fanno amare i personaggi, tutti, o quasi, a partire da Kimberly Stone che poi, senza empatia non è.
Un romanzo tradotto da Giulio Lupieri, di 373 pagine nell’edizione patinata, appassionante, che ti fa inserire la Marsons fra le regine del noir, indiscutibilmente.

Lo scenario del romanzo
Il West Marcia con la sua storia assieme ad altre periferie degradate inglesi e il Worcester.
La trama de “La Memoria dei morti”
Il primo dei delitti del serial killer provoca un profondo shock in Kim Stone ma anche nel suo fidato collaboratore, sergente Bryant che non vorrebbe che Kim accedesse al luogo del delitto.
Ci sono motivazioni per evitare che il suo capo si rechi sul luogo del crimine? Ebbene sì, la scena del crimine ritrae il medesimo scenario agghiacciante di trent’anni fa in cui Stone era la vittima.
A rapporto dall’ispettore capo, Kim, mettendosi a sedere, disse:
<< Un nuovo sviluppo>>. Woody, l’ispettore capo aggrottò la fronte, non perché si fosse seduta senza essere invitata a farlo, ma perché lei non lo faceva mai, stava sempre in piedi.
<<Cosa c’è di così urgente da indurti a fare irruzione nel mio ufficio senza bussare?>>.
<<Che genere di sviluppo?>> Chiese Woody.
<<Signore, potrebbe essere un collegamento>>
<<Con cosa?>>.
<<Con me>>.
Nel proseguo delle indagini e degli omicidi i fatti sono il refrain di quelli di un tempo. Uno o più emulatori stanno seguendo lo stesso cliché. Nulla è cambiato, sono le stesse modalità di un tempo, agghiaccianti.
Kim viene messa sotto la tutela di una profiler psicologica che dovrebbe studiarne la sua resilienza ai forti stress che le ricordano e provocano i fatti che si stanno duplicando in modo parossistico.
L’impegno della sua squadra è compatto e totale ma non riesce mai a prevenire il nuovo delitto. Le piste da seguire sono innumerevoli, fanno anche un paio di escursioni in carcere per capire qualcosa di più sull’enigma e arrivare a riempire il puzzle intricato. Ogni singolo pezzo non entra nella casella corrispondente, nemmeno a forzarlo.
Nel frattempo, anche la psicologa, “balia” di Kim, si trova ancora a dover risolvere un caso del passato che ha lasciato in lei molti strascichi e la fama, nei suoi colleghi, di aver sbagliato tutto!
Fra un delitto e l’altro l’autrice include la “sindrome dell’armadio”. Non puoi inserire ogni cosa nell’armadio senza fare un po’ di “repulisti”. Alla fine il mobile diventa saturo e tu non riesci a metterci più nulla e quando lo apri ti rovescerà tutto addosso in modo indistinto senza che tu riesca a rimettere un po’ d’ordine che potrebbe essere la tua salvezza.
<<Stai dicendo che sto solo rimandando le emozioni e che alla fine ne sarò travolta?>>. Si, risponde:
<<Ogni armadio ha i suoi limiti >>.
La scienza delle interazioni umane ha i suoi risvolti e sulla base delle emozioni che vivi in quel momento ci sono comportamenti conseguenti.
La narrazione dell’autrice, grazie ad una sensibilità non comune e grande maestria, ti porta a cogliere particolari che altri non vedono ma che tu, lettore, riesci a vedere tramite la scrittrice.
La memoria dei morti, in un crescendo di situazioni parossistiche e particolarmente frenetiche, arriva alla soluzione dell’enigma e alla spiegazione degli aberranti delitti che desteranno sconcerto, ma con una squadra sempre più coesa.
Conclusioni
Il decimo volume della saga di Kim Stone, si conclude ma Angela Marsons sta già pensando, da tempo, ancor prima di finirlo, ad un nuovo noir.
Buona lettura.
Tommaso Lo Russo




