Io sono febbraio. La storia dell’inverno che non voleva finire mai – Di Shane Jones
Il libro è uscito nella versione originale, negli Usa, come “Light Boxes”. Mai titolo è stato più diverso dall’originale.
Mi sono domandato spesso perché febbraio sia il mese più corto e ho indagato.
I calendari nella storia sono stati diversi, da quello cinese a quelli che contavano solo 10 mesi in quanto i primi non li conteggiava perché non erano utili a far le guerre, l’agricoltura e via di seguito per arrivare a quello di Giulio Cesare che, affidandosi all’astronomo egizio Sosigene di Alessandria, i mesi li portò a dodici.
Fino a quello Gregoriano, che è restato immutabile per secoli.
Di solito si pensa che febbraio conti solo 28 oppure 29 giorni, ma in passato, in Svezia e in Russia, febbraio ne ha avuti pure 30.
La favola e il messaggio allegorico
Che rappresenta, per l’autore, febbraio? Un’idea, l’angoscia, la paura, un ostacolo che sembra insuperabile.
Qualcosa da sconfiggere per risollevarsi, cambiare e andare avanti e mai come in tempi di Covid la speranza è importante e fondamentale per andare avanti.
Febbraio è un mese piacevole perché dura solo 28 giorni al massimo 29 e come in qualche tempo addirittura 30.
Ma vi immaginate se ne durasse mille e di essere immersi in un inverno che non finisce mai, circondati da freddo e neve, e che la luce del sole non arrivi mai e sia solo un ricordo sfuggente?

La trama
In un luogo e in un tempo imprecisato, una piccola cittadina, vive questo incubo: uno spirito misterioso, di nome Febbraio, si accanisce contro la popolazione.
Da mesi gli abitanti sono immersi in un inverno che sembra non voler finire mai, la luce del sole è solo un lontano ricordo, ovunque solo freddo e neve.
Mentre gli adulti cadono in depressione i bambini non possono far volare i loro aquiloni.
Il peggio arriva quando cominciano a sparire i bambini e scompare anche Bianca, figlia di Thaddeus Lowe.
I suoi genitori decidono che è venuto il momento di reagire e dichiarano guerra a febbraio per riprendersi la figlia e la primavera.
La vita continua se ci sono i bambini e se c’è il susseguirsi delle stagioni.
Una storia allegorica e struggente, un piccolo capolavoro – come in tute le favole – di invenzioni letterarie e immagini poetiche.
Shane Jones racconta una surreale fiaba invernale, in cui un’umanità oppressa, che non ha perso la speranza, ha ancora la forza di lottare.
La grafica è accattivante, la copertina piacevole e il libro si legge veloce.
Come in tutte le allegorie c’è il messaggio e la relativa interpretazione che ciascuno di noi può dare.
Senza scomodare Haruki Murakami, lo scrittore, traduttore e accademico giapponese che ha vinto, tra gli altri, il Premio Grinzane Cavour Bottari Lattes, il libro è piacevole, ma ermetico ed instilla nel lettore commenti e impressioni diverse; ma è solo una favola: C’era una volta…e vissero tutti felici e contenti.
Marco Asteggiano

