Il killer delle cinquanta lire di Fulvio Di Chiara: tra misteri e indagini
È uscito recentemente per Damster Edizioni, inserito nella omonima collana “I Gialli Damster”, l’avvincente thriller Il killer delle cinquanta lire di Fulvio Di Chiara.

Un romanzo di 262 pagine, scritto a quattro mani da una coppia che fonde, in un solo nome, due soggetti distinti, quasi fosse un anagramma.
Infatti, Fulvio Di Chiara è lo pseudonimo dietro cui si celano i torinesi Chiara Nervo e Fulvio Tango.
A prescindere dalle motivazioni che li hanno spinti ad usare lo pseudonimo, la storia narrata è intrigante, densa di pathos e adrenalina che sale con lo scorrere delle pagine.
Il perno della vicenda è una filastrocca che dà le motivazioni, aberranti, per la catena di delitti assieme ad una moneta da cinquanta lire, rinvenuta sul luogo del crimine, che decide la vita o la morte da parte dello psicopatico.
<<Testa o croce, testa o croce ho una piccola moneta per giocare con la sorte che governa vita o morte>>.
E continua:
<<Testa o croce, testa o croce gira e volta la moneta quando infine scenderà il responso ci darà>.
Lo scenario del romanzo
La vicenda è ambientata a Torino nel 1985, ai tempi dell’incendio del cinema Statuto che viene citato nel romanzo.
La trama de “Il killer delle cinquanta lire“
Una lunga serie di omicidi avviene nella capitale subalpina e i corpi vengono rinvenuti con una moneta da cinquanta lire accanto, come una firma dell’assassino, che secondo la faccia che esce presenta il verdetto: condanna a morte oppure grazia.
Senza un motivo, ma solo il caso che deciderà la sorte del malcapitato perché motivazioni della scelta delle vittime non sembrano essercene, sono tutte farneticanti, illogiche e senza senso.
Dopo i primi omicidi, il vice questore Ernesto Marinetti decide di coinvolgere nella ricerca dell’assassino o degli assassini, l’ex commissario Giulio Borgo che ha abbandonato la Polizia dopo l’omicidio della moglie ispettrice.
Giulio ora fa l’investigatore, ma prima del possibile incarico da parte del suo superiore, un protettore e un gruppo di prostitute decidono di ingaggiarlo in considerazione del fatto che una di loro è stata uccisa.
Le indagini partono in sordina, quelli scampati danno qualche indicazione sull’assassino, ma Borgo farà difficoltà a capire un grosso indizio che trapela dalle indagini perché è ancora sotto shock per l’omicidio della moglie e non riesce a decodificarlo.
Gli sembra quasi di capire l’indizio ma quando arriva a quella che dovrebbe essere la soluzione non capisce più nulla e resta con un niente di fatto.
Eppure, oltre a quello che è solo nella sua mente, di indizi ce ne sono tanti, sebbene tutti confusi.
La parola fine arriverà in un crescendo di tensione e sarà sorprendente e imprevedibile.
Tommaso Lo Russo




