Recensioni di libri

“La malinconia del tartufo”, un noir colto e scombinato di Orso Tosco

La piacevolezza della scrittura di Orso Tosco risiede, tra le altre cose, nella particolare struttura dei suoi romanzi: pur facendo parte di una serie, ciascun libro resta perfettamente autonomo e fruibile a se stante, affrancando il lettore dall’obbligo della lettura in ordine cronologico.

Il “pinguino” detective

​Filo conduttore è il commissario Gualtiero Bova detto “il Pinguino” per via della muta che indossa quando nuota, ma chiamato affettuosamente “Memè” dalla madre.

Bova è dotato di un’intelligenza e di un acume eccezionali che lo portano a vedere ciò che agli altri sfugge e che, talvolta, al lunedì, ama potenziare con qualche goccia di LSD.

Se il commissario è già di per sé un personaggio singolare e scombinato, la sua squadra non è da meno: fatta eccezione per la sola Carla Telesca, i collaboratori che lo circondano sono uno più strampalato dell’altro.

La malinconia del tartufo: Fatti e curiosità

​Un’altra prerogativa di Tosco è il suo taglio nettamente visivo: la sua penna da sceneggiatore trasforma chi legge da semplice lettore a telespettatore.

È qui che l’autore gioca con le aspettative: prima diverte e arricchisce con chicche sull’arte, pillole di gossip centellinate e vocaboli inconsueti, come la ghimberga, l’arco ogivale sotto cui si passa a Dogliani, poi spiazza calando il lettore in risvolti psicologici complessi. Per stargli dietro occorre attivare il “cervello obliquo“, in un esercizio mentale stimolante e quasi terapeutico.

​Edito da Rizzoli (267 pagine), questo noir “satanico” accompagna il lettore in un tour suggestivo attraverso le Langhe. Il ritmo scorre rapido, pur con pagine dense che impongono di rallentare o tornare indietro a rileggere.

A impreziosire la trama c’è anche una brillante parentesi sul mercato e sulla cultura del tartufo, di cui Tosco descrive l’afrore con vena quasi poetica, spiegandone la sottile “malinconia” che dà il titolo al libro.

Il tutto condito dal richiamo alle eccellenze del territorio, come la Nascetta, l’antico vino bianco langarolo riscoperto negli ultimi anni.

​Senza che ce ne si accorga, si arriva così a un finale (o meglio, a una serie di finali aperti) con la sensazione di aver letto un bel libro ma anche di essersi goduti un film direttamente dal salotto di casa.

In conclusione: un romanzo colto, divertente, istruttivo, romantico e dalle giuste sfumature oscure, che merita senz’altro la lettura.

Incontro con l’autore

Orso Tosco sarà ospite al prossimo Salotto Letterario di Rosa in Giallo e Noir.

Tommaso Lo Russo

Redazione Sfumaturedigiallo.it

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