Il mistero della scomparsa di Jo Song

Il mistero della scomparsa della figlia dell’ex ambasciatore  nord coreano Jo Song-gil in Italia

Abbiamo già scritto che, spesso, la realtà supera la finzione. In alcuni casi, si può aggiungere che un fatto di cronaca diventa “mistero” e scandalo fino ad arrivare a trasferirne la trama in una fiction.

La trama è da Giallo ed è quella che riguarda l’affair della figlia di Jo Song-gil, ex ambasciatore reggente a Roma, riportata con la forza a Pyongyang lo scorso novembre e di cui solo ora trapela la notizia.

“L’Intelligence nord coreana l’avrebbe sequestrata in territorio italiano.”

La fonte – che, però non dice tutta la verità è quella del dissidente ex numero due dell’ambasciata della Corea del Nord a Londra, rifugiatosi a Seul nel 2016.

Gli ingredienti ci sono tutti: mistero, intrighi, bufale, depistaggi, disinformazioni e poche informazioni certe, anche sulle condizioni fisiche della ragazza.

Un altro mistero risale al 2013 e riguardò Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako, espulsa dall’Italia con l’intervento inqualificabile della Questura di Roma, ai tempi dell’ex ministro degli Interni, Angelino Alfano.

Del resto metà Servizi segreti del Mondo si esercitavano in passato in Italia per le loro operazioni segrete, scegliendo l’Italia, come campo di battaglia.

Ora, per la parte italiana, dalla Farnesina al Ministero dell’Interno, tutti si stanno occupando della vicenda, senza capirci nulla. Il blitz, come riportato dall’agenzia di stampa Yonhap, sarebbe avvenuto prima del tentativo della ragazza di riunirsi ai genitori.

Le uniche certezze sono che c’era stata l’espulsione dell’ambasciatore di Pyongyang, per ritorsione ai test nucleari in Corea. Tutto il resto è nebbia.

L’unico modo per ricostruirne i contorni è farne un Giallo che dipani la matassa particolarmente intricata.

Di più si sa invece del caso Shalabayeva di cui, a settembre prossimo, si celebrerà il processo per districare l’intrigo e capirci di più (forse).

Il 28 maggio di sei anni fa Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, viene fermata da alcuni agenti della questura di Roma, insieme alla figlia di 6 anni, mentre si trova in una villa, vicino Roma, a Casalpalocco.

Le forze dell’ordine cercando il marito, contestano alla Shalabayeva l’accusa di detenere un passaporto falso. Appena due giorni dopo la questura firma l’espulsione della donna e della figlia e le imbarcano su un aereo diretto in Kazakistan.

L’allora ministro  degli Esteri, Emma Bonino ammette che c’erano punti oscuri da chiarire sulla vicenda e spiega che la Farnesina valutava l’ipotesi di espellere l’ambasciatore kazako in Italia. Intanto Ablyazov viene arrestato in Francia che non lo fa, però con i brigatisti.

La donna accusa: “il mio passaporto è stato manomesso” mentre, per parte sua, la figlia maggiore di Alma accusa alcuni funzionari del Viminale, della questura di Roma e diplomatici kazaki di sequestro di persona e ricettazione. Il 24 dicembre del 2013 Alma può lasciare il Kazakhstan e torna in Italia con la figlia più piccola.

Qui la donna rimane poco più di 48 ore: prende un volo destinazione Ginevra. Con lei i suoi tre figli: Alua di 6 anni, che con la mamma ha condiviso la vicenda, il maschio Madiyar e la maggiore Madina da tempo risiedono in Svizzera.

Immagine di: John Pavelka con licenza CC BY 2.0

Redazione Sfumaturedigiallo.it

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