Subway: tra fuga e amore nel labirinto di Parigi
Subway, diretto dal regista francese Luc Besson, è un film che ha lasciato un segno indelebile nel cinema europeo degli anni ’80, mescolando elementi di commedia, dramma, azione e romance in un’estetica punk-rock.
Ambientato interamente nel sottosuolo della metropolitana parigina, il film racconta una storia di ribellione e fuga, di mondi sotterranei e personaggi eccentrici, portando sullo schermo un microcosmo unico e stilisticamente distintivo che riflette un’epoca di disincanto e desiderio di evasione.
La storia segue Fred (Christopher Lambert), un ladro affascinante e ribelle, che si rifugia nei tunnel della metropolitana parigina dopo aver rubato dei documenti compromettenti a Helena (Isabelle Adjani), moglie di un ricco uomo d’affari.
Fred trova rifugio in questo mondo sotterraneo, abitato da una variegata popolazione di outsider: un microcosmo di personalità bizzarre e anarchiche che vivono al di fuori delle convenzioni sociali. Determinato a usare i documenti rubati per ricattare il marito di Helena, Fred finisce per entrare in contatto con una serie di personaggi iconici e inizia a creare un legame con Helena stessa, trascinata suo malgrado nel vortice di questo mondo parallelo.
L’Estetica Punk e la Cultura Underground
Uno degli elementi distintivi di Subway è senza dubbio il suo stile visivo, intriso di una cultura punk e post-moderna che risuona attraverso le scenografie e i personaggi.
Besson, con l’aiuto del direttore della fotografia Carlo Varini, crea un’atmosfera vibrante, con giochi di luci al neon, angoli di ripresa audaci e ambientazioni oniriche che trasformano la metropolitana parigina in un palcoscenico di ribellione e fuga. Ogni angolo è permeato da una sensazione di isolamento e ribellione, quasi come se il mondo sopra la superficie fosse irrilevante per questi personaggi.
I personaggi di Subway incarnano perfettamente l’estetica punk: capelli biondo platino, giacche di pelle, trucco vistoso e atteggiamenti che sfidano apertamente le norme sociali.
Questo stile, diventato iconico per il cinema francese degli anni ’80, contribuisce a rendere il film una dichiarazione d’indipendenza artistica. Besson, all’epoca solo alla sua seconda opera cinematografica, riesce a cogliere l’essenza di una generazione che cerca uno spazio al di fuori delle convenzioni sociali e delle aspettative.
La Musica come Linguaggio di Ribellione
Un altro elemento essenziale del film è la colonna sonora, composta da Éric Serra, che con le sue sonorità new wave e jazz si mescola perfettamente con l’atmosfera del film. La musica non è solo una cornice sonora, ma diventa una vera e propria estensione dei sentimenti dei personaggi. La scena della band sotterranea che suona in una delle stazioni abbandonate diventa quasi un simbolo del film stesso: un inno alla ribellione, un’espressione artistica che si libera dalle costrizioni della società. Questa scelta musicale, innovativa per l’epoca, permette al film di avere un ritmo incalzante, quasi ipnotico, e di immergere lo spettatore nel mondo frenetico e surreale di Fred e dei suoi compagni.
Personaggi Memorabili e Anticonformisti
I personaggi di Subway non sono solo bizzarri e colorati, ma incarnano un’intera generazione alla ricerca di un’identità. Fred è l’anti-eroe per eccellenza, un personaggio che vive al margine della società, ma con un codice morale tutto suo. Lambert lo interpreta con un misto di vulnerabilità e sfrontatezza, rendendolo un personaggio enigmatico e affascinante.
Helena, interpretata da Isabelle Adjani, è una donna intrappolata tra il lusso opprimente della sua vita in superficie e il richiamo seducente del mondo sotterraneo di Fred. La sua evoluzione da donna d’élite a persona vulnerabile e aperta è una delle trasformazioni più potenti del film.
Anche i personaggi secondari, come il Pattinatore (Jean-Hugues Anglade) e il Capo della Stazione (Jean Bouise), contribuiscono a dare vita a questo mondo parallelo.
Ogni personaggio è un pezzo di un puzzle che rappresenta l’universo underground di Besson, un microcosmo che riflette, in modo ironico e surreale, le fratture della società di superficie.
Il Tema della Fuga e della Ribellione
Il cuore di Subway ruota attorno ai temi della fuga e della ribellione. Besson utilizza la metropolitana come una metafora per esplorare la libertà individuale e il desiderio di sfuggire alle convenzioni sociali. Fred e i suoi compagni vivono una vita al di fuori della società, dove le regole sono riscritte e la libertà è reale, anche se temporanea.
La metropolitana diventa un simbolo di questo spazio alternativo: un luogo dove le persone sono libere di esprimere la propria vera natura senza preoccuparsi di conformarsi alle aspettative esterne.
Il film può essere visto come un commento critico alla società francese degli anni ’80, in cui la ribellione giovanile e la ricerca di identità personale erano temi centrali.
In un certo senso, Subway rappresenta l’inizio di una nuova generazione di cinema francese, dove l’estetica ha la stessa importanza della narrativa e dove le emozioni e i sentimenti si esprimono attraverso immagini audaci e non convenzionali.
Conclusione: Subway, un Cult Indimenticabile
Subway è più di un film: è un’esperienza sensoriale che trascina lo spettatore in un mondo di libertà e ribellione, una finestra su un universo underground che sfida le norme e celebra la diversità. Con la sua estetica innovativa e il suo stile visivo inconfondibile, Luc Besson ha creato un’opera che resiste al passare del tempo, rimanendo un cult per gli amanti del cinema alternativo.
È un film che cattura lo spirito di un’epoca, ma che continua a parlare a chiunque cerchi una via di fuga dalle convenzioni e dalle aspettative.
Besson dimostra di essere un regista visionario, capace di costruire mondi che risuonano con i sogni e le paure degli spettatori, un autore che dà voce a chi sceglie di vivere al margine della società.
In Subway, Besson crea non solo una storia di inseguimenti e colpi di scena, ma anche un’affermazione potente di individualità e libertà creativa, regalando al cinema francese uno dei suoi film più iconici e stilisticamente influenti.
Marco Asteggiano




