Unica testimone

Unica testimone. Un inedito romanzo gotico di Tami Hoag

Ci sono libri che hanno la gestazione dell’elefante, per Tami Hoag questo è il caso. Tuttavia, noi siamo convinti che il risultato sia stato eccellente. Unica testimone è un romanzo intenso, pieno di suspence ed emozionante. Tradotto egregiamente da Lidia Donat che non toglie nulla alla versione originale anche se il titolo “The boy”, nella versione italiana, è stato cambiato in “Unica testimone” che ci sembra più intuitivo.

Tutto il romanzo ci immerge in un’atmosfera di un paese, il triangolo della Louisiana, nella campagna Cajun fuori dall’ordinario. Un luogo unico, mitico, dove il confine fra realtà e mistero è particolarmente sottile. Tanto da non riuscire a distinguere dove la dimensione reale finisce per invischiarti nella melma del “bayou” e della cultura creola.

Inoltre, l’utilizzo del patois francese accresce, se ce ne fosse bisogno, il senso del mistero e dell’angoscia. Un linguaggio che è la miscellanea di spagnolo, francese ed inglese americano.

Alla fine del libro, un glossario facilita la comprensione di vocaboli che sono sparsi, con sapienza, nel libro.

La cover del libro

Lo scenario.

È la zona acquitrinosa di una parte della Louisiana francese, tra Bayou Breaux e la Fayette.

La trama.

Siamo in presenza di una vittima o si tratta di un complice di un atroce delitto?

Con questo interrogativo si avvia un libro coinvolgente, sottile, dove l’attenzione del lettore è tenuta sotto pressione per spingerlo ad entrare nell’atmosfera del romanzo. Fino a sentirla. Incredibile.

Nick Fourcade e Annie Broussard sono due detective della polizia e sono sposati da sei anni con un bambino di cinque. Hanno caratteri completamente diversi e quando si sono conosciuti, lei, Annie lo stava per arrestare. Nonostante tutto, nell’incredulità generale, sono ancora insieme. Nessuno va d’accordo con Nick che, al tempo stesso, è il detective migliore di quelle forze di polizia, anche se lo sceriffo, molto vanesio, mal lo sopporta.

Quando il detective Fourcade entra nella casa di Genevieve Gauthier, alle porte dell’anonima cittadina di Bayou Breaux, l’agghiacciante scena che gli si para davanti è la più brutale che abbia mai visto.

E lui, si cala nella parte e pensa che suo figlio ha quasi la stessa età e comincia il suo tormento. Il figlioletto di sette anni della donna è stato ucciso, mentre lei è, un po’ ammaccata e qualche ferita, ma viva. E, la donna risulta essere unica testimone traumatizzata, stranamente risparmiata dal feroce assassino.

Le indagini brancolano nel buio: nessun indizio. Le tracce, se c’erano sono sparite per via dell’uragano ancora in corso. Nemmeno uno straccio di movente a giustificare un tale orrore. La moglie di Nick, è molto molto perplessa in merito all’infanticidio. Chi può uccidere un bambino lasciando illesa l’unica testimone? Quando anche la dodicenne Nora Florette, scompare nel nulla, il panico cresce e attanaglia tutti.

La pressione dei media e dell’opinione pubblica è alle stelle.

Nick e Annie hanno poco tempo per arrivare alla soluzione degli angosciosi fatti e mettere il colpevole al sicuro dal nuocere ancora. Ci vorrebbero più tempo e più uomini per risolvere il caso, ma alla fine, sono loro due che dovranno trovare il bandolo della matassa. Inoltre servirebbe molto più tempo per scavare nella torbida esistenza di Genevieve. Troppo.

Il romanzo scorre veloce, ma al tempo stesso l’autrice riesce a tratteggiare, come se si fosse dallo psicologo, tutti i tratti dei personaggi. Molti dei quali, compresi i nostri detective, non hanno avuto vita facile.

C’è un maniaco che minaccia i bambini?

La soluzione, quando sembra arrivare, viene subito smontata e si ricomincia da capo fino alla fine imprevista.

Tommaso Lo Russo

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