I sogni di Draghi, il muro del pianto e i nani
Nella maggioranza dei casi il discorso del premier Mario Draghi è piaciuto. Molti hanno gradito anche il riferimento al parallelismo dell’uscita dalla pandemia simile, per certi versi, a quella della Seconda guerra mondiale con il bisogno di rinascita e lavorare per una fase nuova per il futuro del Paese.
Qualcuno, pochi, l’hanno criticata e addirittura alcuni hanno deriso tale accostamento.
A giudizio di chi vi scrive, era un parallelismo ben fondato, inteso come una sorta di sinergia corale di tutti per uscire dal baratro in cui eravamo prima e in cui Covid-2019 ci ha, drammaticamente finito di sprofondare.
Un discorso pragmatico, sintetico, efficace, di chi ha le idee chiare, molto di più di tanti nani della politica e dell’imprenditoria. La replica è stata molto più efficace della prima parte.
I temi toccati: tutti, dall’emigrazione al turismo dalla transizione ambientale al lavoro per passare alla Riforma fiscale che deve essere totale e non per piccoli scampoli.
«Anche nel nostro Paese alcuni modelli di crescita dovranno cambiare.
Ad esempio, il modello di turismo, un’attività che prima della pandemia rappresentava il 14% del totale delle nostre attività economiche.
Imprese e lavoratori in quel settore vanno aiutati ad uscire dal disastro creato dalla pandemia. Senza tralasciare che il nostro turismo avrà un futuro se non dimenticheremo che esso vive della nostra capacità di preservare l’ambiente e il paesaggio, città d’arte, enogastronomia, luoghi e tradizioni che successive generazioni attraverso nei secoli hanno saputo preservare e ci hanno tramandato».
Nella replica, ha insistito sul turismo come volano di occupazione e reddito. Non dimenticando di asserire: «Un’impresa che certamente deve riaprire dopo la pandemia è il turismo. Quindi investire nel turismo non significa buttar via i soldi, quelli soldi tornano indietro. Vanno messe in campo misure che permettano alle imprese del turismo di non fallire. Bisogna impedire che in questo periodo queste imprese falliscano».
La serrata del lockdown della neve costa 9,7 miliardi e un calo di 12,4 mln di turisti.
Sono 5 le destinazioni turistiche invernali che risultano maggiormente penalizzate: Trentino-Alto Adige, Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia e Veneto la cui perdita di spesa turistica rappresenta l’86,2% dei mancati introiti complessivi italiani, pari a 8,3 miliardi di euro.
Nel dettaglio, il lockdown bianco potrebbe generare una sforbiciata degli incassi pari a 3,2 miliardi di euro per il Trentino-Alto Adige, che scendono a 2 miliardi per il Piemonte, 1,3 miliardi per la Valle d’Aosta, e quasi 1,1 miliardi per la Lombardia e 886 mila euro per il Veneto.
Sul discorso di Draghi si infila favorevolmente anche Slow Food che richiama l’attenzione sulla centralità del cibo,per risolvere la crisi climatica e ambientale e ricostruire il Paese.
In molti hanno guardato le cose attraverso i propri occhi, la propria visione e i propri interessi, ma noi siamo fiduciosi e richiamiamo un aforisma del filosofo fondatore del Taoismo, Lao Tzu «Un viaggio di mille miglia deve iniziare con un singolo passo».
Draghi, di passi per portarci fuori dal tunnel ne dovrà compiere molti e noi con lui…!!!
Tommaso Lo Russo

