Italia dove vai? La favola del futuro e Mario Draghi
C’era una volta, un Paese, l’Italia in cui le cose andavano meglio di adesso.
Sviluppo economico, progresso sociale e riforme in tutti i campi.
C’era, per esempio, Olivetti con programmi di eccellenza: telefonini, computer ecc. in cui l’Italia era all’avanguardia.
Negli ultimi trent’anni, invece c’è stato un peggioramento continuo e uno scadimento non giustificato, legato a diversi fattori e a colpe di molte persone importanti che non avevano una visione.
Potremmo dire che le disfatte non hanno mai padri, ma le vittorie ne hanno persino troppi.
Per dirla tutta, cè stata una classe dirigente politica e industriale becera che ha lasciato molto a desiderare.
Il grande comparto pubblico e privato è stato demolito insieme alle Partecipazioni statali, con metodo, costanza e protervia ineguagliabili.
Senza sosta le privatizzazioni selvagge hanno regalato una parte dell’Italia ai privati.
Telecom è una di queste, ma anche altri grandi settori, come Austostrade, nell’ottica di un efficientamento che non c’è mai stato e nessuno ha capito, sono fra i patrimoni dilapidati.
Se le cose stavano già mettendosi male prima, abbiamo toccato il fondo con la riforma “Bassanini”.
Stato, regioni, province, comuni, Comunità Montane/Unione dei Comuni, in forza di una competenza ripartita tra più soggetti, sono la dimostrazione di come non fare le cose.
Ciascuno fa una parte dell’attività, senza un disegno unitario e un responsabile. Alla fine, l’attività si blocca e tutti insieme non fanno niente e si resta nell’immobilismo più completo, con leggi e regolamenti farraginosi e deleteri.
Non basta pagare mega stipendi a direttori e dirigenti per risolvere e affrontare i problemi dell’Italia.
Cambiando argomento, in merito alla crisi di governo, il presidente della Camera, Roberto Fico si è espresso così: «Allo stato attuale, permangono distanze alla luce della quali non ho registrato unanime disponibilità per dare vita alla maggioranza»
Sugli scontri fra (ex) alleati, in particolare Movimento Cinque Stelle e Italia Viva, il tentativo di ricompattare i partiti, a sostegno del secondo governo Conte, è naufragato.
Tuttavia, andare alle urne in questa situazione sarebbe un’idiozia, ci vuole troppo tempo, e alla fine potremmo, dopo la tornata elettorale, essere in una situazione del tutto simile all’attuale e sarebbe un disastro. Praticamente la fine!!
Un presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che non ci ha mai convinto appieno, ha fatto il suo discorso più lungimirante e realistico, incaricando l’ex presidente della BCE, Mario Draghi.
«La crisi del Covid richiede un governo nella pienezza delle sue funzioni e non un governo con l’attività ridotta al minimo».
In sostanza, ha detto il Presidente Mattarella, andare alle urne richiederebbe molto tempo e in questo momento ci sono scadenze ravvicinate ed importanti che non si possono procrastinare.
Nel frattempo, ogni minuto che passa, le resistenze al recente incarico affidato a Mario Draghi si affievoliscono, ma non illudiamoci, sarà dura subito e dopo.
Fra i dossier più caldi per il Super Mario ci sono quello sul Mes e la prosecuzione del reddito di cittadinanza.
Resta inteso che la politica ha fallito nei suoi impegni, checché ne dica Marco Travaglio che deve difendere a tutti i costi i Cinque Stelle e addossare le colpe solo agli altri.
Arriva l’ora, nel momento peggiore per l’Italia, per via della pandemia, di una burocrazia irrefrenabile e ottusa, comincia la favola.
Il super Mario (Draghi). L’italiano più conosciuto e apprezzato all’estero che stava già scaldando i muscoli, da tempo, è stato convocato per salvare l’Italia.
Come tutti i grandi personaggi, anche Mario Draghi è figlio del suo tempo e qualche colpa, in quella che è il disastro Italia, possiamo addebitarla anche a lui.
Sono colpe di un lontano passato, ma ora è Super Mario e suo è il motto: «whatever it takes».
Vale a dire: «costi quel che costi» che riporta persino la Treccani ed è un inno alla speranza, che speriamo si rinnovi.
Tommaso Lo Russo

