La valle dei sospetti, un cozy crime bucolico di Marta Bassanetti
Marta Bassanetti non è fra le autrici di fama internazionale o nazionale di cui ci siamo occupati in passato, ma il suo primo romanzo, “La valle dei sospetti”, merita di essere letto. Un libro divertente, leggero, un po’ agreste.

Spesso, quando si chiede all’autore come sia venuta l’ispirazione, egli risponde ma non dice quasi mai la verità: “è tutto frutto di fantasia, ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale”.
Nel caso di Marta, lei confessa candidamente che c’è molto del suo percorso di vita. Addirittura che è stato il saggio di fine corso di scrittura, ovviamente riadattato a fini letterari.
Un romanzo di 221 pagine, stampato da Entheos Editore, che si legge veloce, ma che, comunque, fa anche riflettere.
Lo scenario del racconto
Valle Urbana, zona agreste in provincia di Modena, con qualche rimando a Nice e Parigi.
La trama del romanzo
In un angolo di paradiso un po’ sonnolento vengono rinvenute la testa e le zampe di un vitello con la carcassa asportata. Un’immagine inquietante che sconcerta tutti i paesani. Ma a che fine è avvenuto tale scempio?
Anna Holmes, uno dei personaggi del romanzo, si improvvisa detective e supporta uno sprovveduto commissario di polizia alle prese con il fatto prima e un duplice delitto dopo.
In un ambiente così tranquillo, dove tutti si conoscono e sanno tutto di tutti, come può essere avvenuta la decapitazione dell’animale e poi, il delitto?
<<Cosa…?>> chiede, e la spiegazione è assurda.
<<Già, ti rendi conto? E poi parliamo di quattrocento chili di animale! Come avranno fatto?
Avranno avuto bisogno di una gru, di un’imbracatura>>.
Il colmo è che nessuno ha sentito nulla.
Sospetti non ce ne sono, un senso di inquietudine comincia a serpeggiare fra gli abitanti. Gli indizi sono fugaci, ma quando arriva il secondo delitto tutto si ingarbuglia ancor di più e la valle comincia ad essere definita la valle degli assassini, poi la valle dei sospetti dai media locali e nazionali.
Agli abitanti del luogo spiace essere definiti in modo così impopolare e bisogna venire fuori da una caratterizzazione spiacevole, pessima del luogo e dei suoi abitanti.
Soprattutto occorre trovare il colpevole o i colpevoli in una vicenda in cui si parla anche di manipolazione genetica. Non poco per un piccolo paese.
Il finale è inaspettato e con un susseguirsi di crescente suspence.
Tommaso Lo Russo



