Recensioni di libri

La controra del Barolo: un noir esoterico di Orso Tosco

Dopo “L’ultimo Pinguino delle Langhe”, arriva, per continuare la saga, “La controra del Barolo”, un romanzo di 251 pagine, edito da Rizzoli per la collana “Nero Rizzoli”, con una suggestiva immagine in copertina di Emilio Ignozza.

Un noir appassionante, divertente, a tratti riflessivo ed educativo, con un crescendo di suspence che ti invita a voltare pagina per sapere come va a finire.

Un titolo emblematico che non vi chiariremo per non togliere il gusto alla spiegazione che troverete nel libro, ma che è una sorta di inno alla vita, alle stagioni che si susseguono e si rinnovano dalla notte dei tempi.

Lo scenario del romanzo

Citandone alcuni, in ordine alfabetico e non di apparizione, vengono nominati nel romanzo: Bosia con i suoi Murale e la Palla a pugno, Bossolasco, paese dei fiori e di Rosa in Giallo e Noir, Clavesana, Cortemilia, Magliano Alfieri con i suoi gessi, Nucetto e Perletto, per sconfinare in Valle d’Aosta e Liguria fino a Nice in Francia.

La trama del romanzo

La storia inizia con un furto di cui viene portato a conoscenza il commissario Gualtiero Bova, detto il Pinguino per via di una muta che indossa per andare a nuotare e, tracagnotto com’è, lo fa assomigliare appunto a un pinguino.

<<In canonica, padre? Non in canonica: al cimitero>>.

Il furto si scoprirà essere il trafugamento di un cadavere che rifarà la sua comparsa alla Fiera del Bue Grasso.

Lo scrittore Orso Tosco potrebbe essere assunto anche come guida turistica per farti conoscere luoghi delle Langhe e dell’Alta Langa che forse già ti sono note ma che l’autore colora con notizie non sempre a conoscenza del lettore.

La cruentazione

Del resto nemmeno chi vi scrive sapeva che la cruentazione fosse possibile abbinarla a una pratica esoterica.

Le indagini

Quello del Pinguino è un quintetto scombinato, una squadra alquanto sgangherata e variegata. L’unica che si salva è la donna, Carla Telesca che, con una pazienza e tenacia da certosina, deve rimediare ai guai combinati, uno dopo l’altro, dal collega Gioacchino Lusteddu che alla fine si riscatterà con un colpo di fortuna che contribuirà, non poco, a portare il caso verso la soluzione.

Il romanzo prosegue; non solo morti ammazzati ma anche un rapimento di 12 bambini per riti satanici che “Meme”, come lo chiama la madre, il commissario Bova deve scongiurare.

<<Nessuno può far scomparire dodici bambini nel nulla. Significano dodici famiglie>>. Non se una famiglia non ce l’hanno, o se è lontana>>.

<<Migranti?>>. L’etnia non conta…

Conclusioni

Un noir che non è solo romanzo, adrenalina e pathos, ma anche curiosità. Per esempio, quanti tipi di nero ci sono?  Sembra incredibile, ma molti, e Tosco ve li descriverà nel romanzo e scoprirete come il nero sia particolarmente versatile.

Curioso è anche il modo del commissario di esercitare la mente con strane filastrocche che lo aiutano a trovare l’ispirazione e a farsi venire un’intuizione che, in modo sempre sbilenco, salta fuori.

Il romanzo è anche una storia d’amore del commissario che non riesce a dimenticare Ava, la sua compagna, in coma da sette anni e vani sono i tentativi della sua squadra di trovargli un nuovo amore. Almeno, non ci riescono ne “La controra del Barolo”, ma il tempo lenisce ogni dolore, forse.

Tommaso Lo Russo

Redazione Sfumaturedigiallo.it

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