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Il misterioso caso del “Benjamin Button” da Torino a Hollywood – Intervista dark a Patrizia Deabate

Il mistero regna sovrano nel libro con cui Patrizia Deabate ha vinto il Premio Acqui Storia Inedito, il cui sottotitolo è intrigante quasi quanto il titolo: “Nino Oxilia, il fratello segreto di Francis Scott Fitzgerald”.

Appena pubblicato dal Centro Studi Piemontesi di Torino, il volume presenta una copertina tutta nera, solcata dalla linea bianca di un orologio a spirale e dai tasti rosso sangue di una macchina da scrivere. Bianco, rosso e nero sono colori che spiccano nel sito dell’Autrice (www.patriziadeabate.com) e anche nell’Autrice stessa, dai capelli di rame e dalla carnagione perlacea, che ci accoglie avvolta in un abito di sfumatura dark chocolate.

Notiamo sempre le stesse tonalità in un curioso orologio a forma di cane fox terrier appeso nello studio in cui ci riceve. E le chiediamo la ragione di tale presenza.

La libreria e l’orologio Fox Terrier.

Come mai un orologio nero di forma canina, con lancette rosse e medaglietta bianca, sta così vicino al suo libro?

Mi è stato regalato proprio perché evoca il simbolo che è stato il perno della mia ricerca: cioè il cane fox-terrier. 

Si tratta della chiave di volta del saggio “Il misterioso caso del Benjamin Button da Torino a Hollywood”?

Esattamente: Fitzgerald associò un fondamentale personaggio del suo secondo romanzo “Belli e dannati” (1922) a un cane fox-terrier. Guarda caso, il fox-terrier era l’animale in cui si era identificato il poeta e regista torinese Nino Oxilia in una poesia pubblicata postuma nel 1918.

Fortuita coincidenza?

Chissà…ad ogni modo si è trattato, in entrambi i casi, di un riferimento al Futurismo.
(Intanto scarta un cioccolatino offrendoci un vassoietto di dark chocolates).

Tutto il mio lavoro è stato teso ad individuare i collegamenti indiretti fra lo scrittore dell’Età del Jazz e il nostro poeta e regista Nino Oxilia, attivo ai tempi d’oro di Torino capitale mondiale del Cinema…

Ma facciamo un passo indietro: come è nata questa ricerca?

Tutto è iniziato con il film “Il curioso caso di Benjamin Button”, interpretato da Brad Pitt e uscito nelle sale cinematografiche italiane nel 2009, vincitore di tre premi Oscar. La storia di una vita al contrario, con un protagonista che nasceva vecchio per poi ringiovanire, era tratta da un racconto di Francis Scott Fitzgerald (1896-1940), uno dei più famosi scrittori statunitensi.

Ma io ricordavo che nel 1911, un romanzo simile era stato pubblicato in Italia da un poeta torinese trasferitosi a Roma, dove nel 1914 era morto giovane per la tisi come l’amico Guido Gozzano. Si trattava di Giulio Gianelli (1879-1914) che fu chiamato il “poeta santo”.

Fitzgerald era cattolico e il suo amore per l’Italia e per la Città Eterna è assodato, così come è noto che fu pupillo di Mons. Sigourney Fay, presente a Roma nell’inverno 1917-18 presso Benedetto XV per una delicata missione diplomatica.

Ma nel 2009, quando il film uscì, io ero appena diventata mamma e seguivo altri progetti. Mi misi all’opera su questo filone nel 2013, galvanizzata dall’uscita nelle sale di un altro film tratto da un romanzo di Fitzgerald, ossia “Il Grande Gatsby” con Leonardo Di Caprio, senza immaginare che avrei scoperto un’altra pista: quella che unisce Fitzgerald a Nino Oxilia. Una pista che mi è stata segnalata da un simbolo per me molto chiaro: il fox-terrier.

Ricordiamo quindi brevemente che Nino Oxilia (1889-1917) fu un poeta crepuscolare e regista del cinema muto. Fidanzato della diva Maria Jacobini (1892-1944), diresse anche le stelle internazionali Francesca Bertini, Lyda Borelli, Pina Menichelli, Maria Carmi. Divenuto celebre nel 1911 grazie alla commedia “Addio giovinezza!” scritta con l’amico Sandro Camasio, cadde in battaglia nel 1917, all’età di 28 anni. Nel 1909 aveva scritto il canto goliardico “Giovinezza, primavera di bellezza” destinato ad essere trasformato in inno degli Arditi durante la grande guerra e poi in inno trionfale del PNF, eseguito per vent’anni in tutte le cerimonie pubbliche dopo la Marcia Reale. 

La copertina del libro.

Un frammento di quanto ha scritto Aldo Cazzullo sulla rivista “Io Donna” del “Corriere della Sera” è riportato nella quarta di copertina: “Benjamin Button è nato a Torino. La ricerca, snodandosi tra Italia e Stati Uniti attraverso i legami internazionali del Vaticano, ha decifrato i messaggi in codice lasciati da Fitzgerald nei suoi scritti”.  

Sì, è così. Fitzgerald, dopo la pubblicazione del suo primo romanzo “Di qua dal Paradiso” (1920) era stato sgridato dal mentore Sir Shane Leslie, diplomatico cattolico cugino di Winston Churchill, per avere pubblicato le lettere di Mons. Sigourney Fay, scomparso all’improvviso nel 1919 e le cui carte erano misteriosamente sparite. Quindi, non restava a Fitzgerald che lasciare dei messaggi in codice nei romanzi successivi: significati comprensibili solo a chi conoscesse la chiave.

E la chiave dove sta?

Patrizia Deabate sorride, scartando un altro cioccolatino extrafondente, e poi risponde: “Bisogna leggere il libro!”

Quindi, ora, non ci resta che leggere “Il misterioso caso del Benjamin Button da Torino a Hollywood. Nino Oxilia, il fratello segreto di Francis Scott Fitzgerald”.

La redazione di Sfumature di Giallo

Redazione Sfumaturedigiallo.it

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