Come una goccia di mercurio, un romanzo a toni rosa di Claudio Rolando
Dopo un’infinità di recensioni, ci vuole, ogni tanto, una storia che con il noir non abbia niente a che fare, ma che con le umane fragilità si attaglia bene. Come una goccia di mercurio è un romanzo di 234 pagine, edito da Gondour Edizioni, Centro Studi Silvio Pellico ETS.

Una storia piacevole, divertente, tenera e a volte cruda, che ripercorre la vita e i patemi d’animo di una bambina che è costretta a crescere troppo in fretta e perde il disincanto proprio della sua età.
Claudio Rolando lo abbiamo recensito spesso come autore di noir. Stavolta, con questo romanzo, ci riserva una gradevole sorpresa cambiando genere. Notiamo che nel romanzo l’autore cita spesso il suo nome per intero.
Non si tratta di narcisismo – le altre volte nei suoi libri non lo ha mai fatto – ma stavolta, la ripetizione è legata proprio alla necessità di ribadire che l’autore è lui stesso.
A dire il vero, si tratta del difficile compito di districare il confine tra l’autore con la sua voce narrante e la protagonista che è vista nel suo crescere da bambina che si accorge, per caso, di una sconcertante verità.
Il romanzo diventa una storia romanzata, ma parte, molto verosimilmente da una storia reale.
Lo scenario del romanzo
Essenzialmente Genova, ma anche Marrica (paese immaginario), che sintetizza in un nome tanti luoghi della Sicilia in cui il lettore può identificare narrazioni di cui ha sentito parlare.
Citati nel romanzo anche tanti altri luoghi della penisola fino ad arrivare in Francia. Ma la quinta della storia è lì, a Genova, come a teatro; si svolge tutto in brevi spazi fisici, ma sono distese immense tutte da scoprire.
L’autore affida alla voce narrante tutto il racconto, i dubbi, le gioie, i tanti pianti, le speranze, la pervicacia che caratterizzano la personalità tutta d’un pezzo del personaggio principale.
L’imprinting monolitico di Lina, il personaggio principale, è lo stesso di Lucia, la madre adottiva e le accuse surrettizie che l’una addebita all’altra sono dovute al fatto che entrambe sono della stessa pasta anche se non hanno lo stesso sangue.
La spiegazione del titolo
Quell’oggetto era veramente strano. Un lungo tubo di vetro che racchiude tutto senza mai separare nulla e crea un legamene indissolubile, anche se non riconosciuto, nelle storie dei vari personaggi del romanzo.
La trama del romanzo
Tutto avviene ai tempi prima dell’introduzione del divorzio in Italia. Lina, il personaggio principale, all’anagrafe di Genova fa una scoperta per lei sconvolgente.
Non ha lo stesso cognome del padre e nemmeno della madre che, alla stranezza udita, le risponde di essersi trattato di un errore dell’addetta alla compilazione. Da questo fatto inconsueto e dall’accorgersi subito dopo che nel campanello di casa ci sono tre cognomi, si dipana tutta la storia e la ricerca della verità.
Un racconto avvincente e sensibile che ci presenta un altro aspetto di Claudio Rolando e ci consegna una storia che emoziona, arricchisce ed offre un’ulteriore riprova di come non sia tutto bianco o nero, ma con molte sfumature e che la vita reale stessa è condizionata dalla complessità delle interazioni umane.
Tommaso Lo Russo




