Un mito e un mistero senza tempo: la Torre di Babele
In principio c’era un linguaggio universale e tutti si capivano.
La torre di Babele è la leggendaria costruzione di cui narra la Bibbia nel libro della Genesi (versetti 11,1-9) che ha avuto una sua rappresentazione iconoclasta che si è evoluta nel tempo, dipinta da molti artisti, in diverse epoche storiche, tra cui il pittore fiammingo Bruegel.
La Genesi narra che «Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall’oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. In quella località fondarono una città e costruirono una torre particolarmente alta, quasi a sfidare il cielo. Dio offeso da tanta presunzione, avrebbe posto fine alle loro intenzioni confondendo le loro lingue.
In questo modo gli uomini si dispersero sulla Terra e la popolarono. Al contempo scaturisce una spiegazione mitologica dell’origine delle differenze di linguaggio tra gli uomini
A parte, questa versione, c’è quella degli archeologi che asseriscono che Babele è veramente esistita.
Certamente non ci fu nessuna divinità ad interromperne la costruzione ma, sicuramente, doveva trattarsi di una colossale ziqqurat, un tempio mesopotamico di origine sumera a forma di piramide a gradoni andata distrutta per cause naturali.
Nel corso dei secoli l’interesse degli artisti è andato sempre più aumentando.
Antiche immagini che fanno riferimento alla Bibbia risalgono ai codici miniati medievali francesi e inglesi.
La torre somiglia molto ad una normale costruzione stretta e alta, magari con merlature.
Nel XV secolo, nonostante l’avvento del Rinascimento, l’iconografia della torre di Babele rimane piuttosto variabile e ancora simile alle torri o ai castelli medievali: edifici cilindrici o poligonali con finestre bifore in stile gotico.
Fino a quando, nella seconda metà del XVI secolo, nelle Fiandre, appare un enorme numero di dipinti con questo soggetto e con un’iconografia radicalmente nuova.
La torre di Babele in queste opere è una costruzione immensa, a pianta generalmente circolare (ma a volte quadrangolare) ed andamento spiraliforme, con archeggiature classiche che ne ritmano le superfici perimetrali.
Si direbbe una sorta di fantasiosa commistione tra il minareto di Samarra (sec., nord di Bagdad) e il Colosseo. «Forse perché i due edifici simboleggiavano i nemici della fede cristiana: l’uno i conquistatori islamici del Santo Sepolcro e l’altro i persecutori pagani dei primi cristiani».
Una nuova conformazione appare per la prima volta in un dipinto di Joachim Patinir del 1524, ma la struttura sembra una sorta di montagna terrazzata: manca l’articolazione esterna che renderà celebri le due versioni di Bruegel.
Pieter Bruegel il Vecchio, dopo aver visitato il Colosseo e averne tratto ispirazione darà vita alla nuova iconografia della Torrre di Babele e chinque vorrà, in seguito, rappresentarla non potrà più fare a meno di sentire il condizionamento dell’opera del grande maestro.

Anche nel campo degli Ex Libris chi si è dedicato a questa rappresentazione, ne ha dovuto tener conto.
Per esempio, il grande incisore, Roman Sustov, nato nel 1977 a Minsk, Belarus. Si diploma nel 1995 al Minsk Art College prima e sei anni dopo si laurea al Belarusian Academy of Arts Department.

L’arte di Sustov subisce una grande, positiva influenza dal genio pittorico di Pieter Bruegel il Vecchio e delle sue “Torre di Babele” che reinterpreta in modo originale e fortemente artistico.
Tommaso Lo Russo



