Doppio gioco a Torino, una spy story di Sergio Vigna
È recentemente uscito il nuovo piacevole romanzo di Sergio Vigna dal titolo “Doppio gioco a Torino”, edito da l’Araba Fenice. Una spy story di 239 pagine, con la prefazione di Piero Castello.
La copertina del romanzo ritrae una suggestiva immagine del Monte dei Cappuccini. Un libro facile da leggere, scorrevole che, ogni tanto, tratteggia i caratteri dei personaggi e ti porta, con una fantasia che sembra realtà, in un viaggio in Lettonia, Lituania ed Estonia e ti sembrerà di esserci stato, oppure, se li hai giù visitati di ricordarne gli itinerari, che l’autore descrive con dovizia di particolari.

Lo scenario del romanzo.
Non solo Torino con la Consolata, la Galleria Supalpina, il Monte dei Cappuccini e piazza Vittorio Veneto, la più grande d’Europa, ma anche una trasferta in Lettonia, Lituania ed Estonia con le capitali Riga, Vilnius, Tallin e dintorni.
La trama de “Doppio gioco a Torino”
Il giornalista Salemi, un po’ faccendiere e bibliofilo, appassionato collezionista di libri antichi, coinvolge nella sua trasferta di lavoro nei paesi Baltici, una giovane donna che lavora da poco nel bar dell’albergo in cui egli soggiorna. La ragazza accetta il lavoro occasionale e lo segue, come segretaria, per via della sua padronanza della lingua inglese, in questo nuovo e appassionante incarico. Un viaggio a cui si aggiunge una buona remunerazione per pochi giorni di lavoro.
Il giornalista non le è proprio simpatico: troppo vanesio e pieno di sé anche se ha una cultura notevole e parla diverse lingue.
Amelia si accorge subito che il suo occasionale datore di lavoro è coinvolto in strani traffici. Questa, del resto, è la conferma di quanto le avevano paventato un paio di poliziotti della Digos che erano venuti a interrogarla e coinvolgerla in un’osservazione di monitoraggio del Salemi: praticamente spiarlo!
In questo peregrinare in lungo e in largo nei paesi dell’est i suoi sentimenti cominciano a cambiare e alla fine lei si invaghisce di Salemi, e quando hanno un incidente d’auto, in cui lui subisce i danni peggiori, scocca la sindrome della crocerossina, del bisogno di aiutarlo, essergli a fianco, anche se i consigli sono tutti di seguire il cervello e non il cuore.
L’altro spasimante.
<< Non sono ingenua, concluse furbescamente Amelia>>.
<<Ascanio rise di gusto. Mi pare che l’incidente ti abbia peggiorata. Sei ancor più prepotente di prima. Va bene, vediamo domani sera a casa tua, porto la solita pizza e la coca-cola per te e la birra per me e ti dirò qualche cosa di più, però anche tu devi raccontare ciò che hai scoperto. Chiaro?>>.
Si, Ascanio aveva visto giusto, un po’ se ne era invaghita. Non voleva ammetterlo, però era così, poi l’incidente l’aveva riportata coi piedi per terra>>
Forse!
A Torino, dopo il viaggio di ritorno, tutto si complica e i giochi diventano ancor più intricati e complessi e c’è sempre anche il merlo di turno che ci casca senza accorgersene.
Fra ricatti, pressioni, plagio e spionaggio tutto diventa maggiormente complicato fino alla parola fine, in un crescendo di suspence e gioco a rimpiattino.
Tommaso Lo Russo




