Il male ha nuovi volti. Černobyl’, la Russia, l’Ucraina
Esce in libreria la nuova opera di Svetlana Aleksievič “I nuovi volti del male tra Russia, Ucraina e Černobyl‘.
Un racconto di 144 pagine, edito con il marchio Scholé, sulle nuove paure che si presentano attualmente e non si sa quando smetteranno di sconvolgerci e rivoluzionare il nostro modo di essere e gravare, in modo pesante, sulla nostra economia ancor più che Covid-19.
Un lavoro encomiabile, lucido e agghiacciante, a cura del Premio Nobel per la Letteratura 2015.
In una intervista la scrittrice cita l’affermazione del poeta russo Aleksandr Blok:
<<Tutto ciò che è russo è triste. Io potrei definirmi cronachista di questa civiltà delle lacrime e della sofferenza. Da vent’anni ormai scrivo la storia del piccolo uomo e della grande utopia>>.
Svetlana aggiunge:
<<Questo Paese, il paese dell’utopia, dell’utopia comunista non esiste più e quanto più questa esperienza si allontana nel tempo, tanto più assume le caratteristiche di un mito e appare incapace di restituirci ciò che è stata davvero. Perché l’utopia comunista, così come è stata realizzata, era sanguinaria, ma continua a ipnotizzare le menti degli uomini>>.

Una radiografia amara, chiara, precisa quali sono i mali dell’ex Unione Sovietica che è sempre stata europea, più che Paese asiatico, verso il cui orizzonte la stiamo inesorabilmente proiettando.
Innegabili e vistose sono anche le colpe dell’Occidente e dell’Europa Occidentale che in questo panorama non hanno capito molto, da anni.
La scrittrice sostiene:
<<Da vent’anni sto raccontando la sua storia (Urss-Russia) attraverso le voci di coloro che l’hanno vissuta. Il mio modo di scrivere e di narrare è nato nel momento in cui mi sono resa conto che l’arte non riusciva a star dietro alla vita delle persone: il mondo cambia in fretta e molte cose della vita sfuggono all’attenzione di uno sguardo artistico>>.
“I nuovi volti del male tra Russia, Ucraina e Černobyl” è un libro inchiesta in cui ogni personaggio intervistato entra a far parte del romanzo in modo empatico.
<< ho parlato con molte persone e mi sono resa conto che in ogni uomo c’era un testo, piccolo o grande che fosse, degno di nota>>.
Un pregevole racconto che evidenzia come la letteratura possa anticipare ed essere d’aiuto a comprendere il presente e, possibilmente, il futuro in modo lungimirante.
Le esperienze raccolte dall’autrice ripercorrono i nodi cruciali della Russia e dell’Ucraina e aiutano a capire il nostro oggi: la grande utopia del comunismo e la sua fine, la Seconda guerra mondiale e la guerra dell’Armata rossa in Afghanistan e infine l’insorgere della paura ecologica scatenata dal disastro di Černobyl’ e la guerra del Donbass.
Ci avviamo alla conclusione con la citazione introduttiva di Goffredo Fofi al volume:
«Unica infine l’intenzione, unico il progetto: quello di “piangere e reagire insieme?>>
Intense pagine che costringono a confrontarsi con la propria precarietà, scoprendosi indifesi di fronte a una nuova dimensione del male. Resta amara la considerazione di Svetlana che riporta:
“Sulle barricate la vista peggiora”.
Non ci resta che sperare.
Tommaso Lo Russo

