La Rosa di Stilo
Antonino Fontana, calabrese di Reggio, architetto prima a Milano e poi a Vienna, abbandona presto la professione per dedicarsi alla libera ricerca artistica sulla natura e sulle sue rappresentazioni. Unus vestrum me traditurus est (Umberto Alle-mandi & C., Torino, 1999) è uno dei risultati del linguaggio cognitivo universale di quel “periodo ermeneutico”. Ha vissuto in cento luoghi diversi, reali e letterari, negli ultimi anni è tornato a vivere a Reggio Calabria e oltre a scrivere si è specializzato nella progettazione di costruzioni d’acciaio. Il suo romanzo d’esordio Cane crudo viene pubblicato nel 2015 da Robin Edizioni, a Torino.
L’ambientazione
Questo suo nuovo scritto, invece è ambientato a Stilo (Stilu in calbrese, Stylon in greco -calabro, comune della provincia di Reggio Calabria, abbarbicato sulle rocce e inserito nel circuito de “I Borghi più belli d’Italia“.)
Stilo è anche terra funestata, da sempre, da guerre di ‘ndrangheta tra cosche rivali. Non è territorio qualunque, sia per chi ci vive che per chi vi è costretto ad indagare nella piaga della malavita.
La trama
La vice questore Celeste Iarìa ne è consapevole e, all’indomani del ritrovamento del corpo di una donna dalla pelle olivastra finita a pezzetti sotto un cavalcavia, si ritrova a dover far luce sulla disgrazia. All’inizio viene considerato un tragico incidente, ma subito dopo, un dettaglio fa ipotizzare a IIarìa che si tratta di un delitto: la donna aveva il tatuaggio di un teschio dentro una rosa, un disegno non casuale, ritrovato anni prima su un cadavere che fece molto discutere, perché al centro di un’oscura trama tra ‘ndrangheta e scienziati col pallino di esperimenti estremi.
Probabilmente un passato che ritorna con misteri non ancora risolti. A Stilo i cadaveri sono come le ciliegie: una tira l’altra e si arriva subito al quarto. Anche quello di un famoso boss, trovato su un treno, protagonista della guerra che ha infiammato le terre calabresi fino a un anno prima tra le famiglie Sangregorio e i Vartolo-Carnovale.
Sul treno che incrocia quello “maledetto” del boss, viaggiano il signor Tommaso Campanella, un anziano che ha poco da perdere, molto da raccontare e ascoltare e il dottor Rocco Sabinis, un rosicoltore con una missione delicata. A mettere sulla pista giusta Celeste Iarìa e la sua squadra arriva la soffiata: “Capsule gialle e blu…”, forse in possesso del boss ucciso o tra le mani di gente che ha ben pochi scrupoli a servirsene per i propri progetti folli.
Ma non finisce così, perchè le rose hanno tante spine e bisogna maneggiarle con cura e… poi, c’è l’esoterismo della rosa.Il romanzo esce a settembre per chi ama il cartaceo, mentre è già disponibile l’e-Book.
